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FR. GIOVANNI COLONNA DI SAN VITO

VIAGGIATORE IN ORIENTE

(c. 1260-†13 4 3 - 44?) (a)

È strano che nessuno de' nostri cronisti antichi o moderni, e neppure il Waddingo, ricordi il nome di questo illustre personaggio, il quale, come già il suo contemporaneo Conte Guido di Montefeltro, dopo sanguinose guerre, tristi vicende, e dopo lunghi viaggi per l'Oriente, in età senile vesti l'abito francescano in un convento della Provincia Romana.

L'unico ricordo di lui, e come viaggiatore e come frate, ci fu riserbato in sole otto lettere familiari del Petrarca (1301-11374), il grande amico de' Colonna, e dalle quali attinsero quei pochi scrittori moderni che parlarono del nostro Giovanni Colonna (1).

(a) SUMMARIUM: Fr. Ioannem Columnam de S. Vito in ultimis snae vitae annis Ordini Fratrum Minorum nomen dedisse (quod omnes nostrarum rerum scriptores hucusque effugerat), certo eruitur ex quibusdam epistolis Francisci Petrarchae, celeberrimi inter italos poëtae et rei philosophicae scriptoris; unde fere omnes, paucas tamen, quae haberi possunt de eius vita notitias, huius Disquisitionis Auctor haurit et illustrat. Natus c. an. 1260, post Columnensium poenam et exilium ob eorum contra Bonifatium VIII rebellionem, postque longa et ardua per

Orientis regiones itinera, Ioannes c. an. 1331 in Provincia Romana fit frater Minor et, podagra variisque cruciatibus affectus, tandem serenatus et mire patiens c. annos 13-13-1344 in Domino obdormivit. [Nota DIRECTIONIS).

(") Fracassetti, Lettere di Francesco Petrarca, ecc. Le lettere dirette dal Petrarca al nostro Colonna sono: la 5', 64, 7", e 8 del libro II (Fracassetti, vol. I, pp. 354-68), la 13a del libro III (ibid., pp. 417-50), e la 2-, 3a e 4a del libro VI (vol. II, pp. 112-46). Dopo il Fracassetti scrisse del Colonna una breve biografia Ignazio Ciampi, in Viaggiatori Romani men noti, pp. 8-17 (ove spesso, per errore di stampa, Giovanni è detto Giacomo); dal quale attinse poi l'Amat di S. Filippo, Studi biografici, t. I, pp. 82-83. Il Bzovio lo confuse coll'omonimo domenicano p. Giovanni Colonna, arciv. di Messina e autore del Jare Historiarum.

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Giovanni Colonna soprannominato di San Vito, e in una bolla papale detto Signore di Gensano, fu forse il minore de sei figli maschi di Giovanni Colonna (TM), fratello quindi del Card. Pietro e del celebre Giacomo Sciarra, quegli che vigliaccamente percosse sul viso il vecchio Bonifazio VIII nella tragica giornata di Anagni (7 sett. 1303), ricordata da Dante con quei famosi versi:

Veggio in Alagna entrar lo fiordaliso
e nel Vicario suo Cristo esser catto... (°).

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Non troviamo l'anno di nascita di Giovanni, ma possiamo fissarla verso il 1260. Il Petrarca ci dice che era « nella giovinezza » quando nel 1298, dopo la rovina di casa

, Colonna, Giovanni andò vagando ed errabondo per il mondo (*).

Possedeva Giovanni un bell'ingegno, un' indole calda e cicace, un animo dolce e gentile, cui accresceva pregio una rara dolcezza e soacità di costumi che lo rendeva assai caro agli amici. Aggiungi il suo grande amore per lo studio, chè circondato era sempre dai suoi cari libri; aggiungi il suo culto per la storia, per la letteratura, per la filosofia, per le belle arti, e il vivo elogio che il Petrarca rende alla molta, sapienza e allo stile dolce e magnifico del Colonna, la cui grande sapienza ed esperienza si accrebbe certamente di molto dopo i lunghi viaggi in Oriente. Tale era l'amico che il grande Petrarca ci lasciò descritto in varie sue lettere familiari (4).

Giovanni, nel fiore della sua giovinezza, fu coinvolto nella terribile lotta ch'ebbero a sostenere i Colonna (1297–98) contro i Gaetani e contro Bonifazio VIII, tutore e membro di questa potente famiglia romana. Giacomo Colonna zio, e Pietro di S. Eustachio fratello del nostro Giovanni, ambo cardinali, si erano apertamente opposti ai voleri del pontefice, sicchè Bonifazio VIII non esitò a spogliarli della di

Tosti,

(1) Vedi Fracassetti, Lettere di Fr. Petrarca, t. II, p. 280. Storia di Bonifazio VIII, t. I, p. 200.

(?) Purg. xx, 86.
☺) Lib. VI, lett. 3a.
(4) Lib. II, lett. 6a;.e lib. VI, lett. 3?.

Archivum Franciscanum Historicum. AN. XI.

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gnità cardinalizia e a scomunicarli con tutti i loro seguaci, espressamente compreso anche Giovanni (TM). In pari tempo i Colonna, riunitisi con i loro partigiani nel castello di Lunghezza, dettarono un feroce manifesto che fecero appiccare nei canti di Roma e deporre perfino sull'altare di S. Pietro, col quale proclamavano Bonifazio papa illegittimo, e contro i suoi voleri appellavano al futuro Concilio ecumenico. In quel convegno dei Colonnesi ribelli, troviamo che vi avevano presa parte attiva due de' nostri frati Minori, ribelli e seguaci de' cosi detti frati Spirituali: un tale fr. Diodato Rocci del Monte Prenestino (°) e il famosissimo fr. Iacopone da Todi (), l'autore dello Stabat, e che il Ciampi vorrebbe anche autore del bieco manifesto contro Bonifazio (4).

Tutti conosciamo la triste fine di quelle micidiali lotte che desolarono il seno stesso della Chiesa e furono causa della rovina de' potenti Colonna. Cadde la città di Nepi (nell'estate 1297), poi tutti i castelli de' Colonna, e finalmente l'ultimo loro baluardo, la celebre Palestrina (nel sett. 1298) fu distrutta dalle fondamenta, solcata dall'aratro e cospersa di sale; e

« fu veramente terribile ed iraconda giustizia » quella che consiglio il pontefice a si duro castigo, dice il ch. Tosti (6); perdonò, è vero, il pontefice ai pentiti Colonna che andarono a prostrarsi ai suoi piedi a Rieti, « ma non allargó tanto il perdono da rimetterli in istato, come erano prima », dice lo stesso Tosti; quindi i Colonna nuovamente si ribellarono, e nuovamente furono scomunicati; e, non potendo più reggersi, si dispersero per l'Europa, e il nostro Giovanni,

(\) Vedi Raynaldi, Annales Eccles., an. 1297 nn. 26-41.

(*) Fr. Diodato di Preneste fu istituito Visitatore e Correttore delle Clarisse di S. Silvestro in Capite dal suo protettore il Card. Giacomo Colonna, nel quale officio rimase sino alla morte del Cardinale (1318), donde poi venne rimosso dal Generale dell'Ordine. Più tardi, papa Giovanni XXII, con lettere date da Avignone il 22 gen. 1322, ordina al Generale di restituire Diodato nel suo officio; ma dieci anni dopo, il 7 maggio 1332, ordina che sia rimosso e mandato a Orvieto. Eubel, Bullar., t. V, p. 218 n. 456, p. 526 n. 976. Sul monastero di Preneste, vedi Arch. Fr. Hist., V, pp. 438-39.

(3) Tosti, Storia cit., t. I, p. 206.
(4) Ciampi, Viaggiatori, p. 9.
(5) Tosti, Storia cit., t. II, p. 50.

più ardimentoso, si diede a percorrere l'Oriente, come ci dirà il Petrarca. Il vecchio fr. Iacopone, che aveva firmato l'atto protestativo e aveva insolentito contro il Pontefice in prosa e in verso, e che forse aveva tentato di porsi in salvo senza riuscirvi, fu gittato in dura carcere che egli chiama

porcile »; donde invano tentò di commuovere il Pontefice coi suoi versi pieni di grazia e di gaiezza giovanile:

O Papa Bonifatio ...
Con la lingua forcata,
M'hai fatta sta feruta ...
Per gratia te peto,
Che mi dichi absolveto ...
Or vale, vale, vale,
Dio ti tolga ogni male.

Messer, ch' io rivegia luce...
Che mi porghi la man, rogo,
Et mi rendi a San Francesco...
La mia matre Religione
Fa gran pianto con sua scorta :
L'alta voce udir opta,
Che mi dica « vecchio, surge

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Dopo la rovina e dispersione de' Colonna (1298), anche il nostro Giovanni abbandono l'Italia e l'Europa. Uomo d'ingegno e d'indole vivace, egli affrontó con animo rassegnato la sventura della propria famiglia, e, per fini che la storia tace, ardimentoso si accinse a percorrere l’Oriente, non certo (crediamo) per tentare una vana fortuna, ma si per soddisfare quella vivacità dell'indole sua irrequieta, curiosa e desiderosa di accrescere le proprie cognizioni. Dei suoi lunghi e interminabili viaggi, non privi di peripezie e di pericoli felicemente superati, il Petrarca ci ricorda soltanto la Persia, l'Arabia e l'Egitto come regioni percorse dal giovane Colonna; ma non v'è dubbio ch' ei percorresse anche l'impero Costantinopolitano, l'Asia Minore e l'Armenia, prima di entrare in Persia; e cosi la Siria e la Palestina, prima o dopo i suoi viaggi per l'Arabia e per l'Egitto. E rincrescevole (ripeteremo con l'Amat) che il Colonna non ci abbia lasciato nessuna relazione de' suoi lunghi viaggi; tanto più che a lui non mancavano nė l'ingegno nè lo studio, versatissimo com'era nelle cose storiche e scrittore magnifico, come ce ne accerta il Petrarca. Dei suoi viaggi sappiamo soltanto che furono lunghi e innumerevoli, che scampò tante volte di mezzo ai pericoli sulla terra e sul mare, e che più volte sfuggi agli artigli della morte; e che tanto era l'indomito suo coraggio e l'amore ai viaggi, che se il malanno della podagra non lo avesse impedito, egli sarebbe andato oltre i confini abitabili della nostra zona, tra versato avrebbe l'Oceano e si sarebbe cacciato fino agli antipodi.

Morto papa Bonifazio VIII (+ 11 ott. 1303), i Colonna ritornarono nel possesso dei loro feudi sequestrati; ma il nostro Giovanni non ritornò dall' Oriente se non durante il pontificato di Giovanni XXII (1316-34), e forse verso la fine di esso pontificato, poiché lo troviamo nel 1331 in Avignone presso i nipoti Colonna, donde però la malvagità de' suoi nemici lo volle esiliato. Parti Giovanni da Avignone nel 1331, e a mezza strada scrisse col cuore angosciato all'amico Petrarca da lui lasciato in Avignone. E dalla risposta che questi gl’invió, veniamo a conoscere come il Colonna fosse, un'altra volta, vittima de' suoi nemici. Gli scrisse il Poeta :

Ero io nelle smanie d'aver di te buone novelle... E vivevo nelle angustie e profondo nell'animo sentivo il dolore, si perchè avevo veduto che tu pure nel partirti eri afflitto, e perchè dinnanzi mi stavano coloro che, autori essendo della tua afilizione, fatto pago l' iniquo loro voto, sotto gli occhi miei stessi menavan trionfo dell'aver te cacciato in esilio, e me della presenza tua e del prudente e dilettevole tuo consorzio privato.

11 Petrarca cerca poi di consolarlo con dirgli che lo invidia di essersi messo in sicuro e di aver salvata la sua navicella dai pericoli (").

Da Nizza, ove sostó un mese intero, aspettando l'arrivo di una nave che lo portasse in Italia, Giovanni scrisse altre lettere al suo Petrarca, piene, al solito, di lamenti. In esse lettere mostrava la sua inquietezza, 'perchè gli fu forza sostare tanto tempo a Nizza, dovendo « trattare in Italia un negozio di grande importanza ». Questo negozio di grande importanza non poteva esser altro per il Colonna che la decisione di abbandonare il mondo, e di ritirarsi in un chiostro francescano, come poi realmente fece. Dalla risposta che il Petrarca gli fe' capitare a Visua con la data certa

Lib. II,

() Alla lettera si assegna la data di Avignone 1331. lett. 5.

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