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sancta

se corregono nel tempo oportuno, posto che pag[isano ligere, quando sonno radicate partoriscono et generano grande male. Sonno tra noy alcuni frati, li quali nel populo et nel chierecato sonno auti in granne reverentia de santitade per la compagnia che aveano con sancto Francesco. Costoro regendose col loro propio senno, et desprezando lo freno della obedientia sancta, come homini senza capo et guida, vanno discorrendo mò lå et mò qua, parlanno et insegnanno quelle cose che tornaranno finalmente in scandalo de tucto quanto l'Ordine, se al comenzamento male, non se pone remedio per la vostra sanctitade. Et io costrecto dalla coscientia, ò proposte denanze alla vostra sanctitade, le quale più voluntieri l'averia taciute, se io non temesse che per lo grave scandalo che fosse seminato; et se con caritative et pietose exortatione et correctione per me se potessero raducere et refrenare per vostra obedientia, lo farró voluntieri. Ma lo Papa che avea in grande reputatione frate Helia, credendo fermamente che fossero vere quelle cose che lli proponeva, mosso d'affetto de sincera verità et carità et de zelo de fervente spirito, secondo che era tucto voluntaruso ad conservare et ad promovere lo bono stato de tucta la religione, dixe ad frate Elia: va secondo lo spiritu et la prudentia che Dio t'à data. Questi frati li quali socto spetie de spiritu, posposta la regula della disciplina, et gettato lo freno della obedientia sancta, vanno in qua et in là vagabundi, corregili per si facto modo, che non possa nascere da loro et per loro veruno scandalo nella religione; et che per loro exempio non sia data alli simplici et a quelli che (f. 61v) vonoglino (sic) obedire fedelmente veruna cascione dè scisma, nè de qualunqua infectione, però che multe volte quelli mali che pagiano piccoli, non curati, in processo de tempo crescendo et fortificandose, sonno da poi incorrigibili. Imperò che la santa memoria de Papa Gregorio molto se confidava de frate Helia per la grande e custumata honestà che vedeva in lui, et per la singulare prudentia et scientia per la quale se credeva che passasse sopra a tucti li religiosi de quel tempo. Et non sapeva el Papa como esso frate Helia era stato contrario ad sancto Francesco, et como esso sequitava et operavase in cose coriose et secretamente le insegnava ad multi et che seminava et nutricava cose discordanti et contrarie alla perfectione regulare.

Et che esso era capo et fautore delle impuritade et relaxatione; et che esso se sforzava de spengere et de seppellire lo spiritu et l'ententione del Fundatore; et sopra inducte nove oppinioni, se sforzava esso colli sequaci de porgere et mutare le cose humane per le divine.

Et che esso fe (sic) scientemente primo trovatore de questo inganno nel Papa, et confidose del suo senno et prudentia più che della sanctità et del beneplacito de Dio et del comandamento ch'avea recevuto et udito dal Fondatore Francesco, dato dal cielo a llui et agli altri. Però sequitanno la cechità del suo senno, preso et ligato dal laccio della complacentia de se medesimo, facto princepe della neronia a persecu. tione delli sancti, finalmente con quello cortello ch’avea percosso li sancti frati percosse se medesmo et uccisese con tucti li soi sequaci. Però che essendo da poi scomunicato dal predicto papa Gregorio, per

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la sequela che pareva che esso (f. 62 r) avesse collo Imperatore, mori nella excomunicatione per la colpa et neglientia del suo successore frate Alberto, lo quale fo nigliente a presentare al Papa le lectere della excusatione et della sodisfatione che frate Helia mandava al Papa; et non fece como l'avea promesso, però che depo pochi di lo successore de frate Helia, cioè frate Alberto da Pisa, se mori, et forogle trovate quelle lettere della sodisfatione che se mandavano al Papa, dentro alla sua pulcuniera. Et come per esso frate Helia fo celato al Papa la verità, et messoglie a vedere la falzitade della vita et delli costumi delli sancti frati, cosi le lectere satisfatorie et declarative del suo proposito et della sua obedientia, per qualunqua modo fossero retinute, non pervennero al Papa, ma mori como inobidiente della Chiesa separato dalli compagni et dalla religione.

Ma tornamo alle cose facte per lui contra lo primo frate de sancto Francesco et contra li altri frati spirituali. Fortificato adonqua dalla autorità de tanto Pontificho, costui lo quale s’avea facta regula de virtú et de iustitia della sua propria voluntade et complacentia, et mosso da essa avea voluta et mutata la sanctitade in stultitia, la veritade in mendatio innanzi al Papa, et fa della audatia et temeritate magnanimitade et fiducia, et della impietade et crudelitade fa iustitia et rigore de equitade, et como leone non del[la] tribù de Iuda retornato alla grege, si si da adosso alli agnelli. Piglia secho alcuni frati concordi in tucto colla sua voluntade, et fali grande minacie, et pensa de fare gran fiaccho nelli humili discipuli del Fundatore; et a quilli frati li quali avea minati per mectere in executione la sua voluntade, comanda in virtude de sancta obedientia da parte del Papa, che non perdonano ad veruno, ma che piglino et bactano et (f. 62 v) disciplinano, li imprescionano et tengano ligati, o vero, spogliato a lloro l'abito li siano menati innanzi; li quali executuri volendo piacere al comandamento del comandatore, et volendose sadisfare della ira la quale sensa cascione aveasno) conceputa contro de questi boni frati, per chagione della loro sancta vita et conversat[i]one, et udiavali et facevano a lloro pegio che non gl'era comandato. Affligevanli et tractava[n]li crudelmente et spitialmente, però che l'ira delli stolti è ferale et diabolicha, et sforza(van)se de exterminare et destrugere impetuosamente, ad ciò che se discordano dalla loro voluntade et desiderio. Et veramente dare autoritade o vero commectere executione de qualunque iustitia a quisti tali, è dare favore alle malitie del diavolo, et depravare la diriсtura della iustitia et de conculcare li termini della equitade. Pigliano li innocenty, liganli, fragellanli, privanli dell'abito, et ligati como che malifactori et ladroni, li menano innanzi al furioso padre et iudice, odioso subversore della causa delli humili poveri, li quale (sic) essendo presentati innanzi ad esso, li vectupera con improperii et schirnisceli con ingiuria et exvergognali con dire male, et fali tractare tanto duramente et crudelmente, che pare più presto iudece de malefitio, o vero tiranno, che Ministro delli humili servi de Christo o padre de poveri. Comandò che frate Cesario, homo innocente et in tucte le cose savio et sancto, sia incarcerato colli ferri in pedi, et comectelo in guardia ad uno frate crudele de natura et de costumi, lo quale odiava con tucto lo core frate Cesario et li compagni, et comandoli che lo guardasse diligentemente che non fugisse, et che actendesse avisatamente (f. 63 r] che nisiuno li andasse a ffavellare. Sopra venendo la vernata, essendo l'uscio della prescione aperto, frate Cesario era uscito fore et andavase un pocho de nanzi alla prescione; et sopra venendo quello frate che lo guardava, vedendolo andare fore della prescione, et pensandose che se volesse fugire, arabiosse de tanta furia, che pigliò una stancha (sic) et percosselo tanto fortemente et si crudelmente, che (de) quello colpo et de quella ferita, lo sancto homo, pocho stando, orando et dicendo: Padre perdona a lloro, chè non sanno quello che se fanno, et reingratiando Dio et recomandando ad Christo lo spiritu suo, in tra le parole della sua oratione se mori.

Et fo lo primo amazzato et occiso per le mane delli suoi fratelli; como lo primo martere sancto Stephano, orando per li persecutori, rendendo testimonio alla veritade, sparse lo suo sangue et guadagnò lo regno del celo colla corona del martirio, secondo che s'è provato per revelatione degna de fede; però che in quella medesma hora che l'anima sua usci del corpo, Papa Gregorio, essendo facto in ex{c]esso de mente, vedde portare dalli angnoli una anima in celo con una grande gloria et colla corona et palma del martirio. Meravegliandose de quelle cose che vedea, voltose all'angelo che glie mostrava la visione, et dimandollo, dicendo: Chi è costui che con tanta gloria et corona de martirio se ne monta in celo? Respuse l'angelo: questa è l'anima dell'omo innocente, frate Cesario della Magna, per lo quale tu nel di della morte tua dy a rendere rascione denanze da Dio, però che per occasione della tua autorità, depo la prescionia et li ferri et multa afflictione, la quale esso patientemente à sostenute (f. 63 v) dalli frati suoi, per la fedele et pura observantia della sua Regula, è stato occiso da loro, et però colla palma del martirio securo et lieto se ne va in celo. Per la qual cosa el Papa pieno d'amaritudine et de timore se conturbo et stupefé, et cercando con diligentia la verità de questo facto, trovò che frate Cesario era morto et passato ad Christo in quella bora ch'avea auta quella visione, et conube ch'era stato ingannato da frate Elia et dalli compagni.

Et d'allora innanzi se guardò dalle loro astutie et d'essere cosi familiare ad parlare con lloro, et dalla singulare fiducia, per la quale se confidava troppo de loro, se ne tirò adrietro. Et chiamati a ssė li frati, li quali allora stavano con loro, manifestò a lloro quello che avea veduto et parlò con amore de core et esdegno d'animo, dicendo: Que vole dire questo, che si tosto ne partite spontaneamente dalla innocentia et dalla diriсtura, et lassate la caritade, la quale dovete avere insiemi, ve mordite et mormorate l'uno dell'altro et levateve l'uno contro l'altro, ve perseguitate et magnateve voi stessi? Et como non ve curate de l'anime vostre sequitando le vostre voluntade, cosi non ve site guardati de gectare et de ponere lo iudizio dell'omo innocente sopra lo capo vostro, et de convertire la benignità della nostra caritade et la nostra autoritade, contra l'omo sancto iniustamente? Qime come tosto ve site incomenzati ad partire dalla perfectione che ve diede lo nostro (sic) padre et dalla pietade et humilitade et caritade che voi vedeste in lui! Attendete ad voi medesimi et non ve gectate depo le spalle et non siate negligenti per ingratitudine de sequitare fedelmente la perfectione della vostra vochat[i]one, et de amarla sinceramente et de adempirla (f. 64 r] solicitamente et perseverantemente; però che quanto la vocatione è più perfecta et più sancta, tanto serria più pericolosa la vostra subversione et ruina, et la vostra dapnatione serria pegiore et mò et nello futuro iuditio. Ma al presente questo basta ad avere narrato de frate Cesario (2).

P. ZEFFIRINO LAZZERI, O. F. M.

(1) Qui il cod. seguita, principiando con lettera rossa : • Sancto Francesco admagestrato da Cristo dixe et denunti), che come Adam travalod lo comandamento de Dio nel pomo della scientia del bene et del male, cosi li frati, per l'amore della scientia, caderanno dalla carità della verità et dall'amore dell'operatione della humilità et povertà. Et per questo lassariano la vocatione loro, et ad essa non porrieno retornare, ma serrieno a ssè et alli altri ragione de multi mali ». Questo passo non è del testo, e, come materia, si riferisce piuttosto al principio della prima Tribolazione.

Archivum Franciscanum Historicum.

An. XI.

5

DE MAGISTRO AMANCIO DE VALLE

MINISTRO PROVINCIALI AQUITANIAE

Hunc Magistrum Waddingus quodam in loco, mendis scatente ('), vocabat « Arnoldum de Valle », diversaque Memorialia (°) eum ad finem saec. XIV vixisse dicebant. Verum, proprio nomine, necnon tardiori tempore, ipsum sui memoriam fecisse, paucis abhinc annis, dato documento (), probavi. Ad idem tendunt ea, quae sequuntur; ex quibus, ut etiam e nonnullis aliis nondum editis, concluditur dictum Amancium, magistrum in sacra pagina, fuisse Ministrum Aquitaniae circa annos 1485-1495, et qua talem, extremis saltem suae vitae diebus, favisse Fratribus qui reformationem in dicta provincia conabantur, introducere.

I.

Lis, de qua primum tractatur, inter ipsum et abbatissam Tolosani monasterii sanctae Clarae, non omnino patet. Hic enim habetur primum atque unicum documentum eam exponens, in quo siquidem pro se loquitur utraque pars: unde nec scimus quemnam sortita sit exitum. Sufficiat igitur pauca dixisse, quibus instrumentum facilius intelligi possit.

Tribus revera constat partibus. In initio iuridicus continetur actus, quo Ioanna Dagressolis (6), abbatissa praefata, per Ministrum Amancium « in exercitio iurium suae dignitatis abbatialis » et speciatim in receptione novitiarum ad professionem, impeditam se iudicans, idoneo mediante procuratore, appellationem movet ad Papam (24 iun. 1489). Deinde sequitur appellationis intimatio per procuratorem electum ideo facta Ministro, ut responsum simul cum actis et apostolis concedat (8 iul.). Tertio tandem, huius datur responsio scripta, qua se strenue defendit, obiciens suis praeceptis non obedivisse abba

(1) Ann. Min., a. 1222, n. 39.
(9) 0. (Ransan] de Pavie, L'Aquitaine Séraphique, II, 98, 466; IV, 695.
(3) Albia christiana, IX, 308 sq. Cf. La France franciscaine, II, 150 sq.

(1) Aliquando legitur in documento Dagressolis, aliquando de Gressolis. Ioanna forsan originem duxit. De loco Grisolles, Tolosae proximo.

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