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ne fecero mercato a Giovanni Visconti signore, e antiste di Milano ( 1550 ). A lui Matteo Visconti (1354 ), a Matteo succedette il ferocissimo Oleggio (1555) dalle cui mani l'invitto cardinale Albornoz trasse Bologna, e ritornolla a divozion del pontefice (1360). Carlo Zambeccari di poi e il 1." Bentivoglio ne impugnavan lo scettro, ( 1598-1400) il ricusava Nanni Gozzadini ( 1402), sel toglica lo scaltro Giangaleazzo Visconti (1405), che cinger volcasi il capo della corona de' Longobardi, e il trasmettea morendo al figlio Gianmaria. Questi era espulso dal cardinale Cossa, legato del pontefice (1405), assistito da' Bolognesi, i quali acclamavan poi moderatore di loro tempestosa libertà Antongaleazzo Bentivoglio (1420). Quindi i Canetoli disponevano a lor senno della repubblica (1458), quindi dai partigiani de' Bentivoglio era posta sotto la protezione di Filippo Maria duca di Milano, e la occupavano le di lui soldatesche, capitauandole Nicolò Picinino, illustre condottiero (1458). Ma bentosto Filippo addimostrando in qual conto tenesse i patti stabiliti, e che agognava un assoluto potere, i Bolognesi con iterate istanze chiesero, ed ottennero, Annibale Bentivoglio, che altrove militava, riedesse in patria a liberargli dal novello servaggio. Il Visconti crede soffocar tal desio, desto in Annibale da' suoi concittadini, con lui fermando parentado, ma da ciò non cogliendo alcun frutto ed anzi viepiù ingrossarsi la fazione di cui era capo, il volle in ceppi. Di lui Francesco Picinino impadronivasi a tradimento, lo faceva condurre in quel di Parma, e distenerlo nella rocca di Varano. A tal novella ognuno fremette, e più quando fu veduto dal Picinino allentarsi il freno a tirannide, cui fu giurato di non più a lungo sopportare. Galeazzo, e Tideo Marescotti con ardire, con fortuna inaudita trassero Annibale dalle ritorte, il ricondusser fra suoi le armi per ogni dove s'imbrandirono, il governo viscontiano atterrossi, s'imprigionò Picinino, il Bentivoglio a signoria fu innalzato (1445). Annibale allestisce un'oste poderosa, la guida contro Luigi dal Verme capitano ducale, lo scontra nei piani di S. Giorgio, lo assale, l'abbatte, lo fuga, ne ottiene compiuta vittoria (1).

Due anni dopo quest' illustre difensore della patria cadeva sotto il pugnale dell' assassino! Gli esuli Canetoli, ad instanza di An

(1) Alle bolognesi le armi dei Fiorentini, e de' Veneziani si erano congiunte per questa decisiva battaglia, che fu data il di 14 agosto 1443, e in essa» vi rimasero presi da duemila cavalli, undici capi di squadra, e tutti li cariaggi. La miglior arma che adoperarono il Verme, e gli altri capitani furono gli speroni. Per questa importante vittoria tornaron alla divozion di Bologna tutte le terre di quel distretto. Muratori Annali d'Italia, edizione dei classici Italiani vol 13 pag. 358.

nibale ripatriati, istigandogli il duca di Milano, gli ordivano contro una congiura, e la compievano, orbando la patria del suo magnanimo propugnatore. Cadevano nondimeno que' vili sotto il ferro del popolo infuriato, che ne fè orrendo macello, e ne atterrava, saccheggiati, i palagi (1). Al di fuori non meno minacciata era Bologna dal Visconti, che col Sanseverino, col Coleoni, col Gonzaga, facea marciar le sue genti a rioccuparla, inutilmente. Non pertanto i Bolognesi conobbero essere necessario che alcuno presiedesse al governo della repubblica, nè questo altrove il cercarono che tra i Bentivoglio. Fu designato il fanciulletto Giovanni figlio d' Annibale, offerendo frattanto la reggenza a Ludovico, ottimo cittadino, che ricusolla (1443). La tenne Sante, giovinetto di quattro lustri che vivea poveri giorni in Firenze. Diciasette anni ebbe di dominio, nei quali rintuzzò chi aspirava al possesso di Bologna, spense, ma col sangue, alcune congiurazioni, e stabilì il concordato con Nicola V. pontefice (1447), pel qua le i Bolognesi nuovamente riconoscevano la protezione, e il con_ dominio della chiesa (2).

Sante venuto a morte il 1 ottobre 1465 (3), la fazione bentivolesca, indotta da Virgilio Malvezzi, non frappose indugio nel dargli successore Giovanni Bentivoglio. Donnina Visconti, congiun

(1) Trucidati, o banditi tutti i Canetoli, e loro aderenti, arse, e distrutte cinquanta loro case, all' efferata moltitudine non iscampo Batista Canetoli, macchinatore dell' empio attentato, sebbene celatosi in una fogna. » Il popolo tutto gridava muoia il traditore che n' ha tolto il padre della patria. Ma egli invano chiedendo misericordia fu crudelmente ucciso, e tratto nel mezzo della piazza, e cavatogli il cuore, fu portato avanti la casa di Annibale, e quivi con do confitto in segno di vendetta; ed un soldato avendogli cavata la coradella. se ne mangiò un pezzo maledicendo il traditore Batista, poi il corpo fu gettato sopra il fuoco, e quasi tutto arse: il restante che avanzò la mattina seguente fu a' porci dato in cibo. » Ghirardacci vol. III. manoscritto anno 1445.

un chio

Giovanni Venturelli luogotenente del cardinale Angelo Reatino legato di Bologna, e dell'esarcato di Ravenna' con privilegio datum Bononiae die IV. februarii MCCCCLV concesse, e donò a Giovanni Bentivogli i beni di Batista di Galeazzo, di Gasparo di Matteo, di Affricano di Baldassarre Canetoli. Lib. Bullarum N... grand'. archivio .

.

(2) Il governo del municipio si tenesse dal reggimento insieme ad un legato pontificio, i propri magistrati fossero eletti dai Bolognesi, a loro commessa la difesa dello stato, alle armi del pontefice ingiunto di preservarlo da nemica invasione, le pubbliche entrate si disponessero a pubblico benefizio, furono i patti di questo concordato fatti in Roma nel di 24 agosto 1447, che per intero trovasi nel,, Compendio storico dei diversi governi di Bologna ecc. ,, pag. 36 e segg. di Camillo Marescalchi.

(3) Nel governo Sante si condusse con tanta prudenza, che mentre tutti i suoi antenati erano periti sotto il pugnale de' loro nemici, egli visse sedici anni onorato della pubblica stima, e morì in pace „,. Sismondi Storia delle Repubbliche Italiane. Vol. 9 pag. 269. Fecegli il Senato celebrare solenni esequie, nelle quali furono spese novecentocinquanta lire. Vedi appendice documento N. 3.

ta ai duchi di Milano, dato aveagli vita il decimo terzo di febbraio 1443, quando il consorte Annibale era in ceppi nella cittadella di Varano, e il marchese di Ferrara, e il signor di Faenza l'avean levato al sacro fonte (1). A lui non per anco adolescente Federigo imperatore nel tempio di S. Petronio dava il cingolo militare, di cui fregiava anco Astorre signor di Faenza, e Carlo, e Galeotto suoi figli, allorchè dal cardinale Bessarione venivagli al cospetto di principi, e re con amorevoli detti presentato. A lui di nove anni era conferito il grado senatorio, non però il voto se non all'anno quindicesimo. Lui il senato eleggeya uno de' VI. di balia, quando nel 1459 Pio II., infiammato di religioso zelo, attraversando Bologna son giva a Mantova, dove raccolto avea i legati dei principi cristiani, affinchè uniti volgessero le armi loro contro il tiranno d' Oriente. Quant' era uopo ad accogliere il sommo gerarca avean disposto i seviri, ma in pari tempo sospettesi che Pio tentar volesse in Bologna di cambiarvi lo stato, di tornarvi i Canetoli, al duca di Milano ebber ricorso per armati che la sicurezza della città tutelassero. E sotto colore d' onorare il pontefice Sforza inviò il figlio Galeazzo Maria con tre mila cavalli, e cinquecento fanti, che da Giovanni - Bentivoglio, da Achille Malvezzi a Castel Franco furono accolti (2).

Allorchè Sante Bentivoglio prendea le redini del governo bolognese gli veniva affidato il garzonetto Giovanni perchè il crescesse degno dell'alto grado a cui volevasi portarlo; e non per anco egli avea compiuto il secondo lustro (così il contemporaneo Garzoni) che dava grandissime prove di ciò che un giorno addiverrebbe. Virtù specchiata, integrità singolare lo faceano mirabile. Ed in vero splendeano in lui fede, saggezza, e religione, e ciò che oprava degno era d'esser mandato alla posterità. Piacque a coloro ch' ebbero in cura il fanciullo provvederlo fin da puerizia di accuratissimi, ed assai dotti precettori, e parve in breve tempo ch'ei superata avesse l'età colla virtù. A lui accorrevano nobilissimi giovanetti ammirandone la erudizione, la costumatezza, la pietà. Tutti unanimamente asserivano avverarsi quel vaticinio che avea predetto ad Annibale prole di lui più illustre » (5). Ma Sante che nutriva speranza gli succedcsse il proprio figlio, che in Giovanni

(1) Ghiselli cronaca manoscritta nell' Instituto V. 7 pag. 165. 571. 595 Ghirardacci Vol. III pag- 128 246. 315. Seccadinari cronaca manoscritta, libreria Gozzadini pag. 138.

(2) Ghirardacci anno 1450.Negri, annali bolognesi manoscritti, libreria Gozzadini vol. 19 anno 1459.

(5) Garzoni Oratio panegirica Io. Bentivoli.

mirava un rivale anche fra le domestiche mura, essendosi egli invaghito, della di lui moglie Ginevra, allontanarlo il volca. Seguendo l'usanza di quei dì in cui la nobile gioventù soleasi inviare in qualche corte, affinchè ivi s' esercitasse nell'armeggiare, destinato avealo per quella di Napoli presso il re Fernando, e ito vi sarebbe se Virgilio Malvezzi, avutone sentore, non isventava quel disegno che annichilava tante di lui cure, tanta espettazione.

Tali onoranze, tali vicende avuto avea Giovanni, quando, pei maneggi del Malvezzi, veniva dal senato eletto gonfaloniere di giustizia, sommo magistrato, pei due ultimi mesi dell' anno 1463. Codesto eleggimento era contrario alla costituzione dello stato, o alla consuetudine almeno, giacchè uomini di maturo senno, addottrinati ne' maneggi solevansi innalzare a tale dignità, e il Bentivoglio era allor quadrilustre. Ma già in lui vedeasi da ognuno quello che regolar dovea i destini della patria. Con inusitata pompa, con insolito fasto il giovane gonfaloniere entrava nel palagio della signoria seguito da lungo corteo di partigiani. Giunto nella sala maggiore, e soffermatosi, con breve ma bella orazione si fece a dimostrare essere tutto compreso da riconoscenza, pel grado, per l'affetto con cui lo distinguevano i suoi concittadini, e i senatori amorosamente richiese d'assistenza a bene sostenere l'incarico novello. Di questi a nome gli rispondeva, e confortavalo il Malvezzi. E volendo Giovanni co' fatti ancora appalesare la sua gratitudine, cinse di equestri insegne Domenico Garganelli, anziano, per podestà da Federigo imperatore conferitagli (1).

(1) Ghirardacci anno 1462, Ghiselli Vol. 8 pag. 368. 369. Vedi appendice docum. N. 2.

La seguente è la serie cronologica di coloro i quali da Giovanni II Bentivo glio furono fatti cavalieri aurati, tratta dal Ghirardacci, e dal sincrono Poggio eronaca di Bologna manoscritta nell' Instit.

1463. 1 novembre Domenico Garganelli.
1466. 13 febbraio Gasparo Grassi dottore-
1469. 1 novembre Bartolommeo Volta dottore.
1472. 25 dicembre Alberto Cattanio dottore.

1472 25 dicembre Bernando Sassoni dottore.

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Floriano Caccialupi

1475. 18 febbraio Lodovico da Castel San Pietro.

1476. 6 gennaro Andrea Ingrati.

1476. 25 febbraio Floriano Malvezzi.

1483. 9 gennaro Cristoforo Grati.

1485. 20 febbraio Gozzadino Gozzadini dottore e senatore.

1486.. 25 aprile Carlo Ingrati

1486. 27 dicembre Bartolommeo Felicini.

1489. 27 dicembre Antonio Magnani.

1490. 22 giugno Giovanni Antonio Gozzadini de' Bentivogli.

La morte di Sante Bentivogli avea sciolto dai lacci coniugali Ginevra Sforza, che ancor nell' april della vita, e adorna di singolare avvenenza contraccambiava teneramente l'amore che le portava Giovani. Per la qual cosa il secondo giorno del maggio 1464 con sagro rito, con magnifica pompa, le loro destre, come già tempo i cuori, erano unite (1). Di Galeazzo Sforza signor di Pesaro era figlia Ginevra, di Francesco duca di Milano parente, quindi tal maritaggio univa il Bentivoglio a una delle più potenti famiglie. E a rendersela affezionata nello stesso anno accoglieva splendidamente nel proprio tetto il conte Giacomo Picinino, e molti signori, e dugento tra cavalli e fanti che il seguivano alla volta di Milano, il cui duca gli concedea Drusiana sua figlia in isposa. E nello stesso palagio ( ch' essendo uno de' più magnifici d'Italia in altro luogo descriveremo ) onorava Tristano, fratello di Drusiana, che nell'ottobre con seicento cavalieri, e molti pedoni se ne giva in Romagna.

Per far viepiù saldo il nuovo si vantaggioso legame mosse Giovanni di Bologna nell'anno seguente (1465) alla volta di Milano. Molti gentiluomini bolognesi le cui vestimenta rifulgevano d' oro, e d'argento, molti cittadini l'accompagnavano cavalcando cento quindici destrieri. Francesco Sforza il seppe, e ad onorarlo inviò a Parma un suo germano, ed incontrollo ei stesso alle porte della città, seco il guidando alle principesche sue stanze. Il Bentivoglio, dal duca amorevolmente accolto, con lui s' intertenne intorno alle cose della patria, che minacciata temeva da Paolo II. cui troppo il di lui potere spiaceva; e ottenne 'd' essere dichiarato capitano ducale di seicento uomini d'armi, e di trecento balestrieri, col soldo di settemila ducati, e per propria difesa furongli destinati cinquecento cavalieri di greve armadura, ove n'abbisognasse. Al compiere d' un mese Giovanni accomiatossi dal duca: da lui, da' suoi baroni di eletti doni ricolmo, ripatriava fra la lietezza di una esultante popolazione. Nè guari andò ch' ebbe campo a lar

1490. 22 giugno Giovanni Antonio Bentivoglio.

1490. 8 settembre Raimondo Malatesta zio del signor di Rimini. 1490. 27 dicembre Tommaso Montecalvi.

1491. 8 maggio Sebastiano Gozzadini conte.

1493. 28 aprile Poeta Poeti.

1499. 28 dicembre Virgilio Ghisilieri.

1505.

Ercole Felicini.

come per

ottobre Francesco de Manfredi di Faenza', detto Astorre. (1) N'ebbe in dote il castello di Gradizza nel contado novarese, rogito di Federigo Scudieri. Storia della famiglia Bentivogli manoscritto del secolo XVI nella libreria Gozzadini.

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