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queti, iurisperito dioec. S. Flori, testibus et mag. Guillelmo de Roseriis et Guill. Barta notariis,... vice quorum ego Mennetus de Roberticuria haec scripsi.

20. Noverint universi... quod cum nos Iacobus Appamiensis et Raymundus S. Papuli episcopi, iudices a sede apostolica delegati Fr. Bernardum Delitiosi, O. F. M., hodie solemniter degradaverimus et condemnaverimus etiam ad perpetuum carcerem ........ ex nunc sibi in nostra constituto praesentia deputamus carcerem stricti muri... [ut supra n. 19] ac mandamus ut Fr. Bernardus ad huiusmodi murum accedat et se includat et perpetuo remaneat in eodem,... Actum et datum... Carcassonae [217] in aula episcopali VIII decembris a. D. MCCCXIX. ̧

21. Venerabili... Fr. Iohanni de Belna, inquisitori... in regno Franciae et specialiter in senescallia Carcassonae... (iidem duo episcopi) salutem. Cum nos auctoritate apostolica... Fr. Bernardum Delitiosi, ord. Min., die datae praesentium solemniter degradaverimus et condemnaverimus etiam ad perpetuum carcerem... (quem ei assignavimus) ut in eo sub vinculis ferreis et in pane et aqua perpetuam agat poenitentiam de commissis, nos attendentes quod propter senectutem et debilitatem ipsius, et specialiter de praesenti propter debilitatem quam in manibus pati dignoscitur, dispensandum esse videtur cum eo super poenitentia in dicto carcere facienda per eum, de quo in nostra... lata sententia nobis expressam retinuimus potestatem, praesentium vobis tenore committimus, ut cum Fr. Bernardo super rigore poenitentiae, quantum ad vincula et dietam dispensare possitis, prout discretioni vestrae videbitur faciendum. In cuius rei testimonium sigilla nostra [218] praesentibus duximus appendenda. Datum in civitate Carcassonae, VIII die mensis decembris, an. D. MCCCXIX, pontif. ss. p. et d. Iohannis p. XXII, anno IV.

Dr. Phil. MICHEL DE DMITREWSKI.

SERIE DEI VESCOVI ROMANO-CATTOLICI DI BEOGRAD

STUDIO STORICO COMPOSTO IN BASE A'DOCUMENTI DEGLI ARCHIVI VATICANI (a)

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Massarecchi () Pietro, amministratore della sede vedovata, nato a Prizren circa l'anno 1584 avendo al tempo del processo vescovile, fatto nel 1624, circa 40 anni studio a Roma nel Collegio Romano otto anni, abitando da Andrea fu Giovanni Mide Antivarese. Con indulto papale egli fu promosso e consecrato al presbiterato dal vescovo d'Alessio nel 1610. Secondo le testimonianze, egli era buon canonista e versato in filosofia. Operò in qualità di cappellano a Prokuplje e a Sofia, fu poi nominato vicario generale dall' arcivescovo d'Antivari e dopo anche da quello di Sofia (3). Lasciò quest'ultima posizione, come già sappiamo, in qualità di visitatore apostolico, e venne a Roma nella seconda metà di marzo del 1624 (*).

Il Massarecchi era di nazione e di sentimenti albanese, ed egli lo dichiara apertamente nella sua relazione del 1623, e molte sue espressioni debbon mettersi a conto di questo fatto. A Roma lo attese la nomina al patrio vescovato di Prizren (5); però avendo l'arcivescovo d'Antivari, Marino Bizzi (6), rinunciato alla sua sede, e non potendo

(a) SUMMARIUM.

Continuatur series episcoporum Belgradensium, quorum nomina ipsi capitulorum tituli produnt. Etiam duo episcopi e clero saeculari assumpti (cap. IV et XIV) creberrimas cum Fratribus Min. illarum partium ex officio suo relationes habuerunt. Praeter episcopos Belgradenses alii Fratres Minores frequentes recoluntur, gestaque omnium novis documentis collustrantur. [NOTA DIRECTIONIS].

(1) Cf. AFH XVII, 489-508. (2) Questo nome apparisce in svariatissime varianti. Mazzaretus (A. P. f. Acta, 3, f. 18) Massarechio (A. P. F. Instruzioni, 1623-1638, f. 47), Maserecho (Visite 1766), Masarecho (Memoriali, 383, f. 142), Masserecco (Relationes, f. 107), Massarecius (Acta Consist. 1610-16, 24, f. 235). In quanto a storpiature di nomi cf. anche cap. XI: Korlatović-Korlatmit ecc. Classico poi l'esempio, come fu riprodotto il cognome Kacić, che si legge, nella nota 3 pag. 69 della Najstarija provjest, Rim 1867, del dott. Crnčić Ivan.

(3) Processi vescovili 1624 dell' A. S. V. f. 561 sq.

(4) Cf. AFH XVII, 504.

(5) A. P. f. Acta, 3, f. 18 e 22 v.

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ottenerla il prescelto Girolamo Alegretti per non esser suddito turco (1), l'ebbe in fine Pietro Massarecchi, confermato dal papa nel concistoro del 16. IX. 1624 (2). Come noto, l'arcidiocesi antivarese fungeva in pari tempo da chiesa primaziale per la Serbia: epperciò leggiamo nella sua bolla di nomina del 16. IX. 1624 (3) che il papa gli commette: curam et administrationem praefatae Antibarensis ac aliarum regni Serviae, in quo dicta ecclesia Antibarensis consistit, vacantium ecclesiarum in spiritualibus et temporalibus, come ciò era stato proposto dalla C. de P. f. del 7. VII. 1624 (*).

Perciò, intesa la morte di frat' Alberto, vescovo di Smederevo con sede in Beograd, l'arcivescovo d'Antivari, Pietro Massarecchi, non tardò di realizzare i suoi diritti primaziali e metropolitici. - Ma anche i Bosnesi di Beograd si eran subito messi all'opera per far spuntare in Beograd un vescovo nazionale, frate Bosnese, come ciò si usava da tempi immemorabili con grande profitto della fede cattolica, che cosi potè conservarsi in quelle regioni. Però il passo loro, fatto con lettera del 24. IV. 1630 (5), non ebbe esito favorevole, e la Sede Apostolica per mezzo della S. C. de P. f. cercò un rimedio che, purtroppo, non corrispose al desiderio della S. Sede. Anche D. Simone Matković si fece coraggio ed accorse a Roma; ma di nuovo inutilmente. L'Imperatore poi nominò al vescovato di Smederevo il vicario generale castrense Enrico Fastroyer, chiedendo per lui dal papa la confermazione, come risulta dalla C. de P. f. del 5. VIII. 1630 (*). Però anche questa candidatura non ebbe fortuna e fu respinta nella C. del 6. IX. 1630 (7). Per por fine a tutte queste concorrenze la S. C. de P. f. decise nella C. del 1. X. 1630 di commettere espressamente l'amministrazione della diocesi di Smederevo e delle altre in quelle parti, come già erano state affidate a frat'Alberto, all'arcivescovo d'Antivari predetto col mandato di risiedere 6 mesi in queste parti, e 6 nella sua arcidiocesi, e ciò finchè si fosse trovata persona idonea a succedere (*) a frat' Alberto. Questa risoluzione fu approvata dal Papa nella Congregazione del 3. II. 1631 (°).

Il nuovo amministratore, Pietro Massarecchi, si avviò verso Beograd e vi arrivò il 6. XI. 1631, secondo la lettera che egli scrisse alla S. C. de P. f. da Beograd in data di 16. XI. 1631 (1o).

(1) A. P. F. Acta, I, f. 61v, n. 6.

(3) Arch. Brevi, Bolle, vol. 955, f. 121. (4) Acta, 3, f. 117 v, n. 7.

(5) A. P. f. Lett. ant. 98, f. 192.

() A. P. f. Acta, 7, p. I, f. 112v, n. 27.

(7) Ivi, f. 132v, n. 37.

(L c. p. II, f. 18. n. 24.

(2) Cf. p. 33, nota 6.

() L. c. f. 142 v, n. 35.

(10) A. P. f. Lett. ant. 58, f. 74.

Già antecedentemente, per suggerimento della S. C. de P. f. (1), i Bosnesi di Beograd si crearono una propria cappella per togliere così di mezzo ogni pretesto di discordie ed odii. Di ciò ebbe notizia la S. C. de P. f. con la lettera presentata nella C. del 5. VIII. 1630 (2). Ma non perciò ebbero fine le controversie Raguseo-Bosnesi. - Oltre a ciò ricominciava sempre la questione de' confini giurisdizionali fra la diocesi di Smederevo e di Bosna, si riaccendevano i contrasti contro i Francescani bosnesi, che non vollero esser soppiantati dai luoghi della loro proficua operosità piena di sacrifizi: così le condizioni de' cattolici in Beograd ci si presentano assai perturbate prendendo anche in considerazione il sempre presente pericolo turco.

Se Simone Matković, lo sfortunato aspirante al vescovato, protesse i Gesuiti ed i Cappuccini (3) combattendo l'influenza naturale de' Francescani bosnesi, Pietro Massarecchi lo secondò bensi in quest' ultimi sentimenti, ed in quanto ai Padri Gesuiti sembra non addimostrasse pare inclinazione col Matković, perchè egli riferisce cautamente alla P. f. che i Gesuiti siano malvisti da' Ragusei e dai Bosniaci (*). Ma anche in quanto a' Ragusei, egli cambiò radicalmente opinione. Visitatore del 1623, egli disse « che detti mercatanti, come Raugei che sono, credono di esser nati dotti et scientifici, et che senza haver visto nemmeno le coperte dei libri si presumono di saper tutto, massime nelle parti di Turchia » ("); però già nella lettera dd. Beograd 1632. 2. VIII. (*) confessa « che senza la protetione loro (sc. de' Ragusei) qui (sc. a Beograd) non può star vescovo », ed in quella del 18. IV. 1632 () poi si legge perfino che i Ragusei massime i mercanti sono molto timorosi di Dio, come ho esperimentato in 13 anni che ho havuto la cura spirituale d'essi in Scopie e Soffia, e si vede in loro molta prudenza e maturo conseglio... (sono) rispettati dai medesimi Turchi, e temuti posso dir dall'istesso Visiero

«

All'incontro però, in questa stessa lettera del 18. IV. 1632, parlando de' miseri Bosnesi, si scaglia contro di loro, dicendo che sono sudditi anzi schiavi del Turco, impastati d'ignoranza, alla quale va

(1) A. P. f. Lett. volg. 8, f. 169: 1629. 10. XI, e 10, f. 17 v: 1630. 9. III. (*) A. P. f. Acta, 7, p. I, f. 112 v.

(3) A. P. f. Acta, 7, p. I, f. 128, n. 17 e f. 162, n. 27.

(4) A. P. f. Lett. ant. 75, f. 248: ella tenerà secreto questo che le dico, i Ragusei non li vogliono, e molto più i Bosnesi, l'uni e l'altri gridano essere stati Giesuiti causa di tutt' il danno, ed auttori della disunione. Il vecchio Giesuita haverebbe a caro partirsi via: ma il P. Generale per il desiderio ch'ha di non perdere questa residenza, non li vuol dare licenza ›.

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dietro il poco giuditio, poca prudenza, e come gli precipitosi, per non dir ancor, che regna in essi poco timor di Dio, e prava dispositione... del resto quanto men conto faranno (l' Eminenze della P. f.) di loro, e da loro frati, tanto più ubidienti si renderanno alla sede apostolica, che come gente di villa dura e grossa fa di mestiero usar di colpi di martello più tosto che maneggio di mano delicata » (1). E per non aver da questo linguaggio noie, nella lettera del 5. VI. 1632, egli fa istanza che le mie relationi si tenghino secrete, massime quelle che parlano di frati», cioè di Francescani (2).

Tutto il suo sentimento, poi, verso la popolazione, di cui la cura gli fu affidata, si rispecchia nella lettera del 2. VIII. 1632 (3), ove chiede per il nipote un posto in qualche collegio pontificio, dichiarando: « lo manderei a Loreto (cioè nel collegio illirico), ma non c'è luogo per adesso, come intendo, nè vorrei metterlo fra i Schiavoni per dirla a lei (sc. al segretario Ingoli), e finalmente nella lettera del 2. III. 1634 (*) egli esclama parlando di quella triste nazione, ch' io non credo che ci sia peggiore d'essa al mondo ».

In che differente tono, però, scrive egli degli Albanesi. Per Pietro Massarecchi la Servia, Bulgaria, et Grecia è piena di Schismatici, la maggior parte dell'Albania è piena di Cattolici » (5), e si lagna che i loro vescovi siano « di natione forastiera che non intendono la lingua albanese e mette in considerazione alla Santità di Nostro Signore et alla S. C. ch'habbiro misericordia sopra la detta natione » (®). Da tal' amministratore episcopale con queste concezioni poco o niente era da sperarsi in profitto della spiritualità dell' immenso territorio. al quale faceva capo la città di Beograd come residenza vescovile.

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Con la nomina ad amministratore della diocesi di Smederevo e quelle circonvicine sotto il Turco con residenza in Beograd, Pietro Massarecchi, ricevette anche due istruzioni, e cioè: una per così dire pubblica, che conteneva le direttive generali per la sua amministrazione, ed una era poi « secreta», ed in questa gli si descrivono i vari personaggi, e principalmente il noto D. Simone Matković, il quale, come già sappiamo, non è amico dei Francescani bosnesi, e viene perciò dato all'arcivescovo Pietro il consiglio di non valersi del

(1) Ciò fa rivivere il ricordo di ciò che disse l'arcivescovo di Merseburg, come riferisce il Giesebrecht, che bisogna bastonare gli slavi come i cani ecc. (2) A. P. f. 75, f. 250; cf. anche p. 35, nota 4.

(3) A. P. f. Lett. ant. 75, f. 248.

(4) A. P. f. Lett. ant. 76, f. 167.

(5) Nel mentre nella relazione del segretario della P. f., Cerri, del 1676 si legge‹ Albania... la maggior parte degli habitanti hanno abbracciato la setta di Maometto (Bibl. Vat. Borgiani, 311, pag. 47).

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(6) Relazione del 1623.

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