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le gare

nese, e forse della famiglia dei Signori di Savignano. I Canonici avranno scelto un forestiere per loro Vescovo onde toglier fra gli aspiranti del Capitolo, e forse così eccitati da Niccolò Vescovo di Reggio, che lo avrà conosciuto e proposto, siccome Prelato e di pietà e di dottrina .

IV. Nell' anno 1214 si cominciò ad erigere la Chiesa di S. Antonio Abate di Conselve (3), e da Guglielmo Lombardo fu domandata la prima pietra al nostro Vescovo Giordano, che la concesse con le seguenti condizioni: Che quella Chiesa non fosse mai Parrocchiale, non vi si amministrassero Sacramenti che nel caso di morte; che ogni cosa si facesse senza pregiudicio della Chiesa matrice di S. Lorenzo di Conselve, al di cui Arciprete apparterrà il giorno di S. Antonio il celebrar la Messa in quella Chiesa . Il Lombardo stesso ne fu il primo Rettore. Questa Chiesa di S. Antonio di Conselve,

posta ne' confini di quella Terra nella contrada detta di Caltalada, di. venne in seguito Monastero di Benedettine, trasportate poco da poi nel Monastero di S. Prosdocimo , le di cui Monache rimasero

padrone di quella Chiesa e fondi annessi con l'obbligo d'una Messa per settimana. Nelle visite Vescovili del 1449 la Chiesa di S. Antonio era in rovina , e ne viene commesso alle Monache il riattamento; così ancora nel 1454. Nell'anno poi 1482 vi è una denuncia in Curia

ne' termini seguenti . . Comparuit coram Domino Vicario compresa prædicto D. Aloysius ab Orario Civis Patavinus, et per modum denuncia, ac pro exoneratione conscientiæ suæ, exposuit ipsi Dro. Vicario qualiter Domina Abbatissa et Moriales Monasterii S. Prosdocimi possident quamdam Ecclesiam S. Antonii in territorio dicta Villa Consilvarum et tenentur omni hebdomada celebrari facere missam in ipsa Ecclesia, quod facere non curant ; immo , quod est pejus, ipsam Ecclesiam in ruinam transire per

mittunt cum maximo scandalo et murmuratione et ipsius Ecclesiè detrimento. In fine nella visita del 1563 si vede essere questa Chiesa totalmente atterrata .

V. Nell'anno 1215 si ricorda un' investitura (4) di decima nella villa di Corte ceduta da Forzatè figlio di Transelgardino, e rinvestito di nuovo dal Vescovo. Questo Forzatè era il padre di Giovanni, che fu poi Vescovo di Padova. Erano presenti a questo atto Floriano Arciprete della Cattedrale, Jacopo Corrado Arcidiacono in montanis, e non di Monte nella Diocesi di Feltre, siccome sogna l'autor della Serie. Uno de' primi atti benefici di Giordano si fu il confermare le donazioni fatte da' suoi antecessori al Capitolo; conferme anticamente dette Sinodi, perchè facevansi con intervento del Clero, chiamate modernamente investiture feudali (s). Si è omesso di dar per esteso nei Documenti questa investitura, perchè è affatto simile alle precedenti, che si son pubblicate. Anche a questo atto vi eran presenti l' Arciprete, l' Arcidiacono Vigodarzere, e l' Arcidiacono Corrado e molti Canonici. Il Vescovo sollecitò di fare questa beneficenza prima d'avviarsi al generale IV Concilio di Laterano, celebrato in questo anno gli undici di novembre dal zelantissimo Papa Innocenzio III che con questa religiosa convocazione coronò l'ultimo anno del gloriosissimo suo pontificato. Molti decreti ivi si fecero, e per il soccorso di Terra santa, e per la estirpazione degli Eretici Valdesi che infestavano la Diocesi di Tolosa, e per rianimare la disciplina ecclesiastica, già di troppo affievolita in que' tempi turbolentissimi. In quel concilio intervennero CCCC Vescovi, e terminò il giorno di S. Andrea. Noi possiamo assicurare con fondamento che Giordano v’intervenne, giacchè conserviamo ancora l'istrumento del denaro preso da lui a censo pel viaggio di Roma. Essa carta è fra i nostri Documenti al numero cinquantadue. A questo Concilio vi si recò anche Wolchero Patriarca d' Aquileja nostro Metropolitano. Nella di lui lontananza Mainardo conte di Gorizia, professando dei diritti sopra il castello di Fara che era giurisdizione del Capitolo di Aquileja, entrò armata mano in quel castello e recò gravissimi danni alle terre di quel Capitolo. Li Canonici ricorsero al Patriarca che ancora trovavasi a Roma, e Wolchero sentenziò contro l'usurpo del conte Mainardo . Resistendo però il Conte ai reclami ed alle minaccie del Patriarca , questi si rivolse al sommo Pontefice, il quale delegò Giordano Vescovo di Padova perchè l'obbligasse ad obbedire rilasciando il castello e compensando i danni recati al Capitolo. La lettera da Giordano scritta al Conte è nei monumenti della Chiesa d'Aquileja del P. Rubeis, e nei nostri (6). Nuovo argomento della dottrina del nostro Vescovo, e della riputazione in cui era presso la S. Sede, si è la delegazione a lui demandata nella causa vertente con il Monastero di S. Maria della Fellina, e quello di S. Fermo di Verona. In questa delegazione ebbe a congiudici Balduino Abbate di S. Stefano di Carrara , e Gregorio Priore del Monastero del Monte delle Croci (7). Pretendeva l'Abbate di S. Fermo dell'ordine Camaldolese che il Monastero della Fellina fosse a lui soggetto, e voleva visitarlo siccome Monastero Camaldolese; ma essendo que' Frari dell'Ordine Cirsterciense non si credevano obbligati ad una tal dipendenza. A loro favore decise Giordano, e la sentenza fu confermata dal Patriarca di Gradoíe dal sommo Pone tefice. In questo anno ebbe principio la fabbrica della Chiesa di S. Urbano , della quale abbiamo parlato nella passata Dissertazione.

VI. Nell' anno 1216 ebbero origine li due celebri ordini religiosi dei Domenicani e Francescani. Noi li vedremo ben presto stabilirsi in questa Diocesi. E' cosa rimarcabile che dopo il canone del Concilio

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di Laterano lo scorso anno celebrato, ciò successe, benchè esso inibiva l'istituzione di nuovi ordini religiosi protestando anzi che il numero che di essi vi era (8) generava confusione nella chiesa di Dio, anziche vantaggio. Se non che deesi riflettere, siccome giustamente dice il Muratori, che li Domenicani non erano in istretto senso un ordin nuovo, perchè S. Domenico aveva scelto la rcgola di S. Agostino : e rapporto poi a quelli di Ş. Francesco la santità dell'Istitutore e della regola fecero sì che da Onorio III., succeduto in questo anno 1216 ad Innocenzio, venisse approvato. Giovanni Brunacci nel libro delle Canonichesse di S. Pie. tro ci avverte d' avere sotto la data dei 2 di marzo del suddetto anno 1216 rinvenuto, un Monastero situato al luogo di Mezzavia cinque miglia lungi dalla nostra Città. Leggo poi in Oderico Rinaldi (9) che la Repubblica padovana aveva fatto uno statuto, pel quale fu essa da Onorio Papa fortemente rimproverata , e la lègge stessa dichiarata nulla e rescissa : „ Rescindenda praterea fuit ab Honorio hoc tempore lata a Paduanis hujusmodi lex, quæ facinorosos bomia wes ad pejerandum prolicere atque illorum cupiditatem irritare videbatur, Si quis aliquid ab alio ablatum ad se pertinere jæratus asseruerit, ejusmodi jurejurando standum . Non vi è dubbio che questa era una facile restituzione; ma noi vedremo delle altre leggi che, siccome questa, io credo fossero dirette singolarmente contro degli ecclesiastici. L'Abate Gennari però reca questa legge molti e molti anni dopo.

A questo tempo pare che s'abbia a riferire quanto racconta il Piloni (10) nella sua storia, in cui dice, che bramando li Trevigiani e Bellunesi di terininare tanti contrasti, che aveano avuto fin allora per

di alcune terre e castelli, convennero insieme di mandar nuncii al Papa Onorio perchè da lui fossero terminate le loro differenze. Il Papa delegò per questo affare Giordano Vescovo di Pado.

il

possesso

/

va, Jacopo Corrado Arcidiacono in montanis ed il B. Giordano Priore di S. Benedetto, ordinando loro che nello spazio di quaranta cinque giorni i Trevigiani rispondessero alle domande de Bellunesi, il che non facendo fossero i Bellunesi posti in possesso delle terre contese, minacciando le censure a' Trevigiani se si opponessero. Non vollero i Trevigiani adattarsi a tale disposizione, ed unitisi coi Conti di Cesana ricorsero a Signori di Romano, i quali prestando loro assistenza poterono continuare la guerra contro de' Bellunesi.

VII. Nel 1217 sotto il giorno 14 maggio vi è una procura (11), per certa permuta richiesta, del Vescovo Giordano agli uomini di Corte. Questa villa era nella Contea Vescovile di Piove di Sacco, e dice Ongarello, che era data in feudo all'antica famiglia padovana da Corte. Era villa molto rispettabile , devastata dai Tedeschi nel 1327, e fortificata quanto mai portava la tattica di que' tempi da Francesco da Carrara del 1372 . La Chiesa Arcipretale dedicata a S. Tommaso Apostolo era Collegiata con Arciprete, Arcidiacono e quattro Canonici, e tale continuò per molti anni . Del 1571 aveva ancora forma di Collegiata , ed una lapide, riportata dal Salomonio (12) ce lo assicura. Tutti questi Canonicati furono in appresso o uniti ad altre Chiese, o commendati. Così li veggo in una visita

lel 1585. Provide il Vescovo Giordano al bene spirituale del popolo di Terranova , con fondare una Chiesa Parrocchiale in quella villa, e, dietro la supplica di que'Comunisti, diè loro la prima pietra benedetta il giorno 16 di giugno (13), mentre colà ritrovavasi. Do. veasi adunque edificare, e si edificò una Chiesa ad onore di S. Geminiano Vesc. Confessore, unica Chiesa di questo titolare in tutta questa Diocesi; lo che mi conferma essere stato il Vescovo Giordano nativo di Modena, avendo voluto dedicare la prima Chiesa da lui

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