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LORENZO ASTEGIANO

CODICE

Diplomatico Cremonese

715-1334

Volume I.

INDICE

PREFAZIONE:
I. L'archivio del Comune di Cremona. Francesco Robolotti e la pubblica-
zione del Repertorio diplomatico Cremonese

Pag
II. Occasione e ragione di questo lavoro. Enumerazione delle pergamene

e dei Codici dell'Archivio del Comune, e degli altri Archivi e raccolte

che servirono per la composizione di questo Codice
III. Criteri seguiti per la scelta e formazione dei registri. Cronologia.

Disposizione dei documenti. - Documenti pubblicati integralmente

S

17

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PREFAZIONE

I.

L'archivio del Comune di Cremona. Francesco Robolotti e la pubblicazione

del Repertorio diplomatico Cremonese.

Cremona, città insigne per gesta e memorie storiche e per gloriose tradizioni di arte e di scienza, possiede un Archivio Comunale, conservato da secoli, in luogo appartato e segreto, sopra le volte della sontuosa cattedrale. Esso è di somma importanza così per il numero, come per il valore dei documenti, che illustrano non solo la storia municipale di Cremona, ma la generale d'Italia. Fu ordinato una prima volta nel 1567, o almeno di quest'anno si ha il primo repertorio generale, sebbene incompleto. Le pergamene furono collocate in armadi e distribuite per cassette, capsx, secondo l'argomento (1), e distinte colle lettere dell'alfabeto, seguite da numero progressivo. Allo stesso secolo, e forse allo stesso anno, appartengono due repertori particolari, dei Codici segnati colle lettere A e C. Un secondo riordinamento ebbe luogo, come ricavasi da memoria affissa alla porta stessa dell'Archivio, nel secolo passato, nell'anno 1751 (2). Finalmente ai nostri giorni si tentò una registrazione generale di tutti quanti i documenti, compresi quelli dei Codici. Trascurata l'antica divisione per capse, si contrassegnarono i documenti con semplice numero progressivo.

Questa preziosa raccolta rimase pressochè inesplorata fino all'anno 1855. Solo Antonio Campo, pittore, scultore, architetto e storico cremonese, che per l'amore del vero e per lo studio dei documenti originali, si segnala fra tutti gli scrittori del suo tempo, riportò qualche documento dell'Archivio Comunale, e di altri diede notizia nella sua splendida edizione degli Annali Cremonesi, intitolati Cremona fedelissima città et nobilissima colonia de' Romani rappresentata in disegno

(1) Capsa Capellæ S. Benedicti, Bononiæ, Brixiæ, Bergomi, terræ S. Baxiani, Civitatis, Cremæ et insule Folcheria, Castri Leonis, Castri Vicecomitis, Castri novi buccæ Aduæ, Datiorum, Diver: sorum, Fabriere Ecclesie maioris, Florentiae, Ferrariæ, Federici, Guastalla et Luzariæ, S. Sixti Placentiæ, Investiture terrarum ultra Padum, Inventaria et tutele, Laude, Mediolani, Mantuæ, Montisferrati

, Mutinæ, Mozanice, Moneta, Momolerii, Olii et Navilii, Padi, Paduæ, Placentiæ, Parme, Papie, Piceleonis, Pontisvici, Pallavicini, Regii, Romanengi, Roncaroli, Soncini, Salvatici, Territoria, Terræ Gonzagarum, Vincentiæ, Veronæ. Civitatis Libri.

(2) Fu opera dei conti Giulio Cesare Bonetti e G. Paolo Offredo Ambrosino, decurioni della città, che vi impiegarono tre anni, e collocarono dentro teche o scatole di latta i documenti arrotolati

1 Codice dipl. Cremonese.

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col suo contato et illustrata d'una breve historia delle cose più notabili, ecc. , fatta in Cremona nell'anno 1585, e dedicata a Filippo II. Nell'anno 1715 Lodovico Antonio Muratori veniva in Cremona, e coll'aiuto ed assistenza di Francesco Arisi, erudito cremonese, esplorava l'Archivio Comunale, l'Archivio dell'Episcopio e quello del Capitolo dei Canonici. Ma egli si limitò a trarre alcuni documenti dal registro maggiore della Comunità, ossia dal codice segnato A, i quali riprodusse nelle sue opere, attingendo più copiosamente dagli altri due Archivi, e specialmente dal Cartulario dell'Episcopio, ossia dal Codice Sicardo.

Francesco Robolotti, medico e scrittore insigne, uomo le cui benemerenze per la storia e le antichità cremonesi non saranno mai abbastanza apprezzate, comprese ottimamente la necessità di rendere accessibili agli studiosi i tesori dell'Archivio Comunale, e fin dall'anno 1847, con lettera indirizzata alla Congregazione Municipale, proponeva la trascrizione delle pergamene allo scopo di formarne un Codice Diplomatico Cremonese. Ma questo suo disegno non potè cominciare a colorirsi che dopo il 1855, quando, per mezzo suo, fu affidato dal Municipio l'incarico al valente paleografo Ippolito Cereda di far copie dei documenti dell'Archivio. Due anni dopo lo stesso Robolotti pubblicava la sua esposizione Dei Documenti storici e letterari di Cremona, la quale veniva in aiuto al suo progetto, e che, sebbene macchiata dalle imposture del canonico primicerio A. Dragoni e degli anteriori falsari della storia e dei documenti cre. monesi , è tuttavia una guida preziosa e molte volte sicura per le fonti cremonesi.

D'allora in poi cominciarono, per mezzo e del Cereda e del Robolotti, a farsi noti i documenti dell'Archivio Comunale: scrittori italiani e stranieri ne usufruirono per le loro opere e le loro raccolte; Teodoro Wüstenfeld, professore all'Università di Gottinga, fece lunga dimora in Cremona, vi prese larga conoscenza dell'Archivio, e se ne servi per alcuni suoi lavori, e per comunicazioni ai dotti di Germania. Il Robolotti, nel 1862, pubblicava nel primo volume della Miscellanea di Storia Italiana lo scritto, Delle Pergamene e dei Casi di Cremona avanti il mille, coi regesti dei documenti a lui noti, i quali, nonostante le inesattezze cronologiche e di altro genere, riuscirono graditi agli studiosi. Nel 1873 poi pubblicava integralmente i documenti, su copie fatte dal Cereda, nel Codex Diplomaticus Langobardiae, curato dal Porro-Lambertenghi, negli Historiae Patriae Monumenta.

La pubblicazione delle carte cremonesi fino al mille, avrebbe forse potuto suggerire il modo migliore per effettuare la nobile idea del Robolotti, la formazione di un Codice Diplomatico Cremonese. E per fermo, ove si fosse deciso di procedere ad una pubblicazione parziale e progressiva, man mano che si fosse preparato il materiale, dal 1873 a questa parte avremmo già potuto avere un buon numero di fascicoli o volumi, coi documenti interamente stampati.

Ma al Robolotti, che primo comprese il sommo vantaggio di un'opera simile, mancavano poi i mezzi per condurla ad esecuzione, perchè a lui facevano difetto le cognizioni diplomatiche e paleografiche. Infatti egli da principio non mirava tanto alla pubblicazione delle vecchie scritture dell'Archivio, quanto alla trascrizione delle medesime con caratteri di comune intelligenza, com'egli si esprime nella sua lettera del 1847, da potersi consultare da qualunque studioso. Mancava poi fors’anche a lui la volontà e il tempo di leggere e ordinare parecchie migliaia di documenti, di accertarne la data e l'autenticità, di sobbarcarsi, in una parola, alla fatica paziente, diligente e lunga del pubblicarli, anche poco alla volta, nella loro integrità, facendo una scelta dei più notevoli. Eppure questa sarebbe stata la via più adatta per giungere ad un completo Codice Diplomatico, che rispondesse alle varie e molteplici ricerche degli studiosi.

Alla morte del Cereda succedeva una interruzione nei lavori di trascrizione delle pergamene dell'Archivio. Ma il Robolotti, perseverando nella sua idea, rivolgevasi non molto dopo a un altro valente paleografo, al signor Odoardo Ferragni, perchè proseguisse l'opera, secondo i suoi criteri. Nel 1875 il Consiglio Comunale, relatore il cav. Costantino Soldi, provvedeva per il prosegui- . mento delle trascrizioni, sotto la cura del Robolotti (1). Nello stesso tempo approvavasi la proposta di questi di pubblicare, non più un Codice Diplomatico, come aveva specialmente vagheggiato nel suo scritto Dei Documenti storici e letterari di Cremona, nel 1857, ma i soli regesti dei documenti. Stabilivasi pure di ordinare in modo stabile l'Archivio e di compilare un repertorio generale che sostituisse quello incompleto del 1567. In questo dovevano essere comprese pure 340 pergamene, provenienti quasi tutte dai dispersi Archivi dell'Episcopio e del Capitolo, più i documenti del Codice Sicardo ; le quali pergamene e il quale Codice, il Robolotti aveva acquistato alla morte del canonico Dragoni, da cui erano state disonestamente furate, e con splendida liberalità aveva donato al Municipio. Questi preziosi cimeli erano custoditi nel palazzo Ponzone, insieme a molti altri manoscritti e libri cremonesi, raccolti pure dal Robolotti e da lui ugualmente donati al Municipio, e insieme alle analoghe collezioni Araldi e Ala-Ponzone, divenute pure proprietà comunale. Dovevano altresì essere comprese in questo nuovo repertorio alcune altre pergamene, sebbene di lieve importanza, acquistate dal Municipio.

Questo repertorio fu infatti composto e vi si registrarono i documenti dell'Archivio sopra le volte del Duomo, che vanno, eccezione fatta per pochi, fino alla metà del secolo XVI circa (2); la raccolta posteriore degli atti e libri

(1) Chi voglia leggere questa relazione la trova in fine del Repertorio diplomatico Cremonese, Cremona, 1878.

(2) Fino alla metà del sec. xvi i documenti presentano una numerosa e non interrotta serie ; pochi sono quelli dei secoli XVII, XVII e Xix; l'ultimo è un diploma dell'imperatore d'Austria Francesco I, che concede alla città una fiera.

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