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Ora volgendo l'occhio ai lunettoni vedremo in quel di mezzo figurata una visione dell' Apocalisse. La donna babilonese seduta sull' idra delle sette teste dà a bere il calice di prostituzione a ognun che le si accosta, il quale apparimento sta in un canto scrivendo su d'un libro l'evangelista di Patmo. Quale ne sia il mistico senso non verremo sponendo, ciascun che il voglia potendolo apparare nel capo XVII dell' Apocalisse, commentato da' santi padri. In que' due personaggi che stanno in mezzo alle due figure, con attorno al capo il nimbo, ci pare di ravvisare Giovanni Bentivoglio e la consorte Ginevra. Le due figure suddette coll' aureola, siccome è chiaro, rappresentare l'uno S. Francesco di Paola, l'altra S. Ignazio di Loyola che non per anco nè canonizzati nè morti erano allora che fu condotto quest' affresco (1), è forza dire vi saran stati posti più di recente, e forse da Felice Cignani che vi fece non pochi ritocchi, e interamente il pastore (2). Ben aggruppata è questa composizione, ma un pò simmetrica, le attitudini sono naturali ed espresse con molta semplicità; il carattere è grandioso, le forme larghe, le pieghe studiate, bello, vivace ed anche armonico è il colorito con una tal quale lucentezza nelle carni, però d' un grado quasi tutto uniforme. É aggiudicata opera del Costa (3). Dello stesso si dicono gli altri due lunettoni in cui sono rappresentati gli apostoli con carattere di teste bello e grandioso, è convenevole espressione. Nell' a destra in un tondo evvi la Vergine con alcuni angioletti, il cui colorito per maggiore impasto e più regolare condotta sente più della scuola del Francia (4).

i Bentivogli rimase solo in piedi la cappella che egli fece a Messer Giovanni in San Iacopo, dove in due storie dipinse due trionfi tenuti bellissimi, con molti ri tratti. « Vasari Vol. 5 pag. 197.

» Quivi (nella. cap. bent.) il Costa pose due quadri laterali assai ben composti, e pieni di quei suoi ritratti vivissimi nel 1488. » Lanzi Vol. 4 pag. 27.

(1) I S. di Paola mori nel 1507, e fu canonizzato dodici anni appresso da Leone X. L'altro di Loyola morì nel 1556; fu dichiarato beato da Paolo V nel 1609, e dopo 13 anni da Gregorio XV fu posto nel novero dei santi. Il lunettone fu dipinto intorno al 1490.

(2) Felice di Carlo Cignani rifece ancora l'Annunziata, e l'angelo che sono sovra gli archi minori dell' altare. Vedi Tav. VIII.

(3) L'abbiamo pubblicata alla Tav. III.

(4) Questi due lunettoni sono stati messi in luce alla tav. VIII.

CAPO III.

Giangaleazzo duca di Milano che nel febbraio del 1489 con

dusse in moglie Isabella figlia del duca di Calabria, avea invitato Giovanni Bentivoglio ad assistere nella di lui corte agli sponsali. Ma egli che di Bologna non credea prudente la sua partita, con molti cortigiani il figlio Annibale vi inviò.

Non guari dopo a lui volle Giovanni che il maggior grado della repubblica fosse conferito, sì perchè lo stato di cui un giorno addiverebbe signore a timoneggiare apparasse, sì per avezzar lo sguardo de' Bolognesi, che non più privato cittadino doveanlo mirare. Perciò Annibale nel novembre e dicembre fu gonfaloniere di giustizia, quantunque, non essendo senatore, un senato consulto vietasse eleggerlo a tanto magistrato. (1).

La state del 1490. avea apportato cocentissimi ardori, non mai da benigne pioggie temperati, onde il Bentivoglio ad alleviarne la molestia e in un per trattenere dilettosamente Gilberto Pii e Nicolò Rangoni, ambo suoi generi, con loro trasse a Belpoggio, una delle più amene sue ville. Sorgeva questa meno di mezzo miglio discosta dalla città, sull' estrema falda dell' Appennino poco lungi dalla via Flaminia. (2). Il venusto palagio, la bellissima si

(1) Giovanni nel 1501 anche al figlio Alessandro diede il gonfalone, e lo approvò il senato derogando a ciò che avea statuito. Giovanni non trovava opposizione nel reggimento, che si poteva dire l'organo onde emanavasi il di lui volere. Con molta pompa ad Alessandro fu conferito il novello grado. Gli anziani, com' era costume, accompagnaronlo al palagio; i senatori, la nobiltà, e tutte in arme le soldatesche, insolito corteggio, gli furono incontro, sì che la cerimonia si vedeva dignitosa e imponente oltre l'usato. Ghirardacci anno 1488. 1489. 1501.

(2) La splendidezza di Giovanni Bentivoglio appariva anche nei palagi ch'egli avea innalzati nel contado. Oltre quelli di Poledrano, e di Belpoggio, contavansi fra' principali quelli posti nei comuni di Marano (Foggianova), di Cento Giovannina), di san Giovanni ( S. Gio. ), di Malalbergo (Tombe), di Budrio Bentivoglio quello detto Foggianova era a destra e presso la strada di san Donato, lunge 4 miglia dalla città. Di questo grandioso edifizio ora non vi rimane, che l'area che occupava, la quale più alzata del circostante suolo, ne indica il perimetro di quello esser stato un quadrilatero di 130 piedi circa per parte. Era stato fabbricato nei primi anni del secolo XVI, abbattuto nel declinare del XVIII durante la minorità dei conti Domenico ed Antonio Bentivoglio. Questi in un pilastro, sotto lo stemma bentivoglio appose la seguente inscrizione » Ant. Bentivolus Com. insigna -- Ioannis II. Bentivoli -- quae in praetorio eius integra et recentia--annos amplius tercentos prostitere -- post praetorii vetustate collabentis demolitionem ad puteum eiusdem in memoriam gentilis sui -- figendum curavit A. MDCCCXX. -->> Dell' architettura di quest' edificio non avremo contezza se in

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tuazione, i pometi é i vaghi giardini, per cui l' aura soavemente olezzava, i ruscelletti, le fonti gli antri, i parchi, i boschetti, la rendean deliziosa, e come i costumi di que' tempi richiedevano una muraglia merlata cingeva attorno il palagio, che era munito di forte eccelsa torre (1). Avvenne che mentre quivi si sta

un codice che noi conserviamo dell' anno 1578. in cui sono delineati a penna molti castelli, ville ec. del bolognese (varie delle quali più non esistendo, o in diversa guisa, questi disegni sono da pregiarsi assai ) non ce ne fosse conservato il tipo che offeriamo alla pag. 87 credendo far cosa grata. Nel castello di san Giovanni fece il Bentivoglio costruire un palagio nell'anno 1498, secondo che abbiamo dal Nadi pag. 95. Esso poscia servi alla locale magistratura, ora alle scuole comunali, ma quasi nulla v'è dell' antico. Ivi alloggiò il gran Carlo V. che moveva a Bologna per abboccarsi col pontefice, di che una marmorea iscrizione vi serbò la memoria» A. D. P. R. M. Carolus V. Imp. Aug. Bononiam ad Clementem VII. -- Pont. Max. anno MDXXXII die XII Decemb. -- veniens in hisce aedibus hospitio pubblico acceptus -- M. Antonium Marsilium Dictatorem II eiusque duos filios Cornelium et Rainatum equestri honore -- et insignibus -- ornavit ». Giovanni edificò un palagio alle Tombe, e lo cinse di fosse; di esso fece menzione il Burzio in questi versi.

» Non equidem memoro tumbas: nec limina culti

Bentivoli: nam quod regia tecta locat. »

(Carmen ec.). Altro poco lungi da Budrio ne eresse, di cui rimangono d'antico il muro che dà sulla strada, e l'interno cortile. Appartiene ora al signor Giannantonio Bertocchi, e conserva il nome di Bentivoglio. Altro finalmente due miglia al di là di Cento. Quivi egli con aprire il corso alle acque che vi formavano delle paludi, diseccò quei terreni che appartenevano alle comuni di Crevalcore, di sant' Agata, e di san Giovanni. Gli abitanti di questo castello in benemerenza gli fecero dono d' una parte di quelle terre, in cui egli fece otto ubertose possessioni ed un palagio quale or si vede, con quattro torri agli angoli e merlato. Negli ultimi anni del secolo scorso il marchese Federigo Cavriani di Mantova ne fece acquisto dai Caprari succeduti nella proprietà agli Aldrovandi, e sovra la porta v'incise quest' inscrizione. » Fridericus Ferd. F. Cavrianus -- ex arce quae gentis Bentivolae olim fuit -- ob vetustatem labente novam domum -- ornatamque fecit recessum amoenum sibi -- mundum hospitium amicis paravit -- Anno clɔɔcca III. »

(1) Rechordo chome dell' Anno 1498 el S. M. Zoanne Bentivoglio fe' fare una torre... a Belpozzo, fu comenzada del mese Luio 1494, fu fenida (sic.)... Nadi pag. 95.) Di questa viila così il Burtio cantò. (Carmen. etc.)

» Postquam nitet podium summi pulcherrima visu
Principis ostentans tecta: videnda sui

Hic secura quies mollesque sub arbore somni

Sunt bona: sunt greges hesperidumque locus
Est acqua decurrens: sunt clari denique fontes
Speluncae: saltus: sunt queque lustra feris
Huc tendunt nymphae parnasi numina: sicque
Linquentes cyrrham: cetera turba venit,
Currite vos omnes: qui carmina magua paratis
Currite nam Phoebi hic numina sacra vigent
O foelix nimium foelixique bononia dixi
Quae capis in gyro multa canenda tuo ».

E Sabadino degli Arienti all' anno 1485 così ne scrisse nella prefazione all'» Opera nominata Gynevra delle Clare Donne », la qual prefazione, insieme all' elogio di Francesca Bruni, fu pubblicata dal benemerito signor Gaetano Giordani nel sesto Almanacco storico Bolognese. Sabadino dice al suo libretto di andare in traccia di Ginevra Bentivoglio in questa guisa.» Poi andrai ad trovarla

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