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de, che potrà disgradarne le più illustri famiglie di Europa. Giunto agli anni 14 si pose a navigare, e continuò in questo esercizio fino al termine de' suoi giorni mortali. Delle prime di lui navigazioni non è rimasta notizia. Ricavasi dalle sue lettere citate da Ferdinando (cap. iv.) ch' egli corse tutto il Levante, che fu a Scio, isola dei Signori Giustiniani Genovesi, e in essa vide trarre il mastice dal lentisco. L'anno 1472 andò a Savona, nella qual città due anni prima avea staiblito il suo domicilio, e lanifizio Domenico di lui genitore. Non è vero per altro che il giovinetto Colombo soggiornasse in questa città; che nol consente la cronologia , stantechè nato nel 1447, e datosi tutto al mare nel 1461 non potè abitare in Savona, ove il padre di lui si stabili nou prima del 1469. Che poscia Cristoforo nell'anno sopraddetto approdasse in Savona, e soscrivesse come testimone ad un testamento, ne dobbiamo il cenno al Sig. Agostino Bianchi, autore dell'opera interessante, che si copre sotto al titolo troppo modesto di Osservazioni sul clima ec. della Liguria (tom. I., p. 143).

Cristoforo era capitano di una nave da guerra, in servigio di Renato d'Angiò, Signor di Provenza, e Re di Napoli; che non seppe difendere il suo regno dalle armi, e dall'accortezza di Alfonso d'Aragona, il quale insignoritosi del reame , aveane lasciato all'Angiò il solo titolo. Questo particolare è noto per una lettera scritta dal Colombo ai Re di Spagna l'anno 1495, della quale Ferdinando nel cap. iv, riferisce queste parole :

: » A me avvenne che il Re Reinel (il quale Dio ha appresso di se ) mi mandò a Tunigi, perchè » io prendessi la galeazza Fernandina : e giunto presso all'isola di » S. Pietro in Sardegna , mi fu detto ch'erano con detta galeazza » due navi ed una carraca; per la qual cosa si turbò la gente ch'era » meco, deliberarono di non passar più innanzi , ma di tornare » indietro a Marsiglia per un' altra nave e più gente ; et io vedendo » che non poteva senza alcuna arte sforzar la loro volontà, concessi » loro quel che volevano; e mutando la punta del bussolo, feci spie» gar le vele al vento, essendo già sera ; et il dì seguente all'apparir » del Sole ci ritrovammo dentro al capo di Cartagena , credendo » tutti per cosa certa, che a Marsiglia ne andassimo.» Dagli Annali di Genova e d'Italia impariamo che Renato fu a principio soccorso di navi e di genti da’ Genovesi; che poscia fu ad essi nemico; e che infine veggendosi vecchio , e perduta ogni speranza di regnare in Italia, si ritirò l'anno 1473 nella sua Provenza; ove la morte non tardò molto a rapirlo. Forse la spedizione del Colombo a Tunisi appartiene all' anno citato 1473.

Verso il 1475 Cristoforo comandava un' armata di navi e galee genovesi, con la quale passato dinanzi alla squadra veneta posta a guardia dell'isola di Cipro, e gridando viva S. Giorgio, non solo non ebbe molestia dal nemico, ma questo credette prudenza lasciarlo passare. Il fatto si accenna in una lettera di due gentiluomini milanesi, che venivano dalla Soria ; ed al cav. Bossi noi siam debitori di tal documento, ch'egli trasse dall'archivio di Milano. Così cade a terra il grande argomento dei difensori di Cuccaro; da Genova null altro avere avuto mai il Colombo, che il rifiuto della sua impresa (Dissert. del 1808., facc. 305): così al tutto si rende inutile quella interrogazione: E quali erano i benefizj che Cristoforo avea ricevuti in Genova? (Diss. cit. 351.) Il figlio di un povero lanajuolo, fatto Capitano di flotta, non è egli questo un singolar be

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nefizio? Tali sono le notizie sincere delle Navigazioni del Colombo nel Mediterraneo; alle quali potrebbesi aggiungere una circostanza notata in un Ms. presso il Signor Rogerone , incisor Genovese, cioè che il Colombo è registrato nel libro delle avarie sotto l'anno 1476.

Or ci conviene abbandonare il Mediterraneo, per tener dietro al gran Navigatore nell'ampiezza dell' Oceano. Chiunque farassi a leggere gli Annali genovesi del Giustiniani , ( ann. 1476) e quelli d'Italia del Muratori, potrà subito intendere qual motivo dovea spinger Cristoforo a lasciare il servigio della Patria. Galeazzo Duca di Milano, principe di poco senno, facile a dar mano alle novità, timido nei pericoli, orgoglioso nella prospera sorte, travagliava i Genovesi in mille guise , spargendovi anco la divisione tra' nobili e popolari. La città era piena di timori, di sospetti, di amarezze : i saggi paventavano di gravi disordini; i nobili non aveano forza di contenere il popolo, animato contro alla nobiltà da' segreti maneggi del Duca: l' una parte temeva dell'altra , entrambe di Galeazzo. Che dovea fare un grand’uomo in tanto civil turbamento? Egli recossi a Lisbona, dove Bartolommeo suo fratello , valente cosmografo, lavorava carte ai naviganti dell'Oceano. Il Portogallo era famoso per l'ardire delle sue navi, per la scoperta di varie terre dell’Africa ; colà si riducevano tutti gl' Italiani bramosi di gloria , o avidi di tentare la sorte. I Genovesi vi abitavano in gran numero, e co' talenti, colla perizia, coll' ardir marinaresco e con le ricchezze, amplificavano la cognizione dell' orbe.

Giunto Cristoforo in Lisbona, dove oltre il fratello, si ritrovavano molti della sva NAZIONE genovese, parole chiarissime dello storico suo figlio, non istette lungo tempo ozioso; ma tosto partì per un viaggio arditissimo; essendosi spinto nel febbrajo del 1477 fino al grado 73 di latitudine settentrionale, cioè, come egli stesso si esprime, 100 leghe oltre la Tile di Tolommeo, detta in allora Frislanda, da’ moderni Islanda. E facendone osservare il medesimo Colombo, che la terra cui giunse, « non giace dentro della linea che include » l'occidente di Tolommeo, ma è molto più occidentale » credono gli eruditi, ch'egli giugnesse ai lidi della Groenlandia : così senza avvedersene trovossi in quel nuovo mondo, che poi scoprì con tanto coraggio e tanta felicità..

Molte altre navigazioni egli intraprese , specialnfente alla Guinea, all' Inghilterra , ed alle Isole dell'oceano possedute dalla Spagna e dal Portogallo. E sì fatti viaggi furono per quell'uomo singolare una vera Accademia. Notava tutto ciò che vedeva, confrontavalo co' libri de' viaggi, e della cosmografia, ed anche colle opinioni volgari: procacciossi ancora quella tenue dottrina di astronomia, e di matematica, che allora aver si poteva: volentieri studiava la storia, la filosofia, e le materie di Religione. Disegnava carte, fabbricava sfere; e quanto era maggiore il numero delle sue cognizioni , tanto più si accendeva nel desiderio di cose singolari; e pieno di entusiasmo sembravagli angusto l'antico emisfero , e paventosi troppo gli parvero i navigatori del suo secolo.

In mezzo a sì alte cure, incontrossi a vedere più volte in Lisbona nella Chiesa d'Ognissanti, dove usava di andare a Messa, una nobil donzella chiamata Donna Filippa, nata di Pietro Pelestrello , figlio o nipote, di qnel Bartolommeo Pelestrello piacentino, gentiluomo della casa di Don Giovanni infante di Portogallo. Questo Pelestrello andò a popolare l'anno 1420, l'isola di Porto Santo, scoperta a caso da due Portoghesi, cacciativi a loro malgrado dalla furia di una orribil tempesta ; e n'ebbe, come popolatore, il governo perpetuo per se ed i suoi discendenti. Queste notizie ci furono tramandate dal Cadamosto, il quale fu in Porto Santo, e s'abboccò col detto Pelestrello, e dal Barros, gravissimo scrittore delle navigazioni portoghesi ( Asia , cap. 2 e 3), che stendeva la sua storia intorno al 1539, ed aveva sotto gli occhi le relazioni ms. delle scoperte fatte dalla sua nazione portoghese. Noi dunque fidando in testimonianze sì autorevoli, terremo per ingannatore, o ingannato, D. Ferdinando Colombo, per averne voluto dar ad intendere che Pietro Pelestrello fu grand' uomo di mare, e scopritore dell'isola di Porto Santo. Tornando a Filippa , ella aveva già perduto il padre all'epoca del suo matrimonio; ond'è che Cristoforo se n'andò ad abitare colla suocera , ch'era una gentildonna di casa Mogniz. Queste nozze furono al Colombo di notabil vantaggio. Cominciava con quel nodo a farsi quasi naturale di Lisbona; contraeva relazioni con nobili famiglie; potea vedere le scritture dell'avolo di Filippa , ed accrescere le sue cognizioni cosmografiche, e marinaresche. A tutto ciò si aggiunga, che Donna Filippa aveva una sorella maritata con Pietro Correa , dal quale Cristoforo attinse alcuni schiarimenti; come vedremo.

Intanto volgeva nell'animo l'ammirabil disegno di tentare l'oceano per vedere se trovasse nuove terre, o se potesse giugnere circondando il globo ai lidi orientali dell'Asia. Nuovo non era questo progetto presso i Genovesi: due secoli prima Tedisio Doria ed Ugolino Vivaldi troppo animosi, perirono ne' flutti, o furono cacciati dai venti in parte, onde non poterono più mai ritornare. Anche le Canarie ebbero a scopritori nel sec. xiii. i Genovesi , attestandolo il Petrarca ed il

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