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mente in lingua italiana; vuol render conto questa nostra introduzione. Ma prima di entrare in tal minuta disamina, darà in succinto la storia dell'Eroe; lavoro necessario per due ragioni : la prima, perchè il costume de' più lodati editori vuole che all'opera si pongano innanzi le memorie dell' Autore; la seconda , perchè non abbiamo, a parlare ingenuamente, una vita esatta dello scopritor dell' America. Serissela, bene il sappiamo, D. Ferdinando suo figlio; ma questo lavoro non appaga in ogni sua parte i sensati leggitori; oltrechè vi mancano molte notizie , scoperte in appresso negli archivi d'Italia. Ultimamente il signor Cav. Bossi ne compilò una vita, corredata di molte annotazioni, e di alcuni documenti : tuttavia fidatosi egli soverchiamente di certi scrittori , non potè dare ad alcune parti del suo lavoro quella esattezza , che è tanto necessaria in siffatte ricerche.

Prima di entrare nel racconto delle azioni di Cristoforo, ci crediamo in dovere di accennare , a schiarimento del nostro scritto , esservi cinque opinioni intorno alla patria di questo Uom singolare. Una è quella de’Nobili Signori Colombo di Modena; i quali si credono della casa medesima dell'Eroe; ma tale opinione , nè fu per anco raffermata da scrittore niuno, nè può esser che recentissima; avendola ignorata il Tiraboschi e il Muratori , cotanto solleciti delle glorie di Modena; e ch’ebbero a parlare della patria del Navigatore. Più recente è quella del medico signor Ravina; se è vera una voce diffusa l'anno scorso ; cioè essersi posto a lavorare una dissertazione

per

dimostrare che Cristoforo è di Cosseria , luogo posto tra le Carcere e Millesimo. Il can. Campi, piacentino , sì sforzò di provare , che l'umil villa di Pradello su quel di Piacenza , diè la cuna all'Eroe. Le sue ragioni si posson vedere in una dissertazione inserita nel Tomo 3. della storia Ecclesiastica di Piacenza , lavoro poco felice dell'Autore medesimo. Questa ipotesi nacque dopo il 1600 , come si rileva dallo scritto del Campi , e si conferma col poema del Cav. Stigliani intitolato il Mondo Nuovo; perciocchè il Poeta dedicando il suo libro al Sovrano di Piacenza Ranuccio , nella qual città fu eziandio pubblicato dal Bazachi nel 1617, nulla dice dell'opinione favorevole a' Piacentini; anzi mette sempre in Genova la patria del Colombo : per figura nel Canto 1., st. 16. fa parlare Cristoforo nella maniera seguente :

Dimmel tu, perchè in Genoa al nido mio
Torni a vivermi in umile quïete.

feudi e per

Una quarta ipotesi pone in Cuccaro castello del Monferrato i natali dell'Eroe , facendolo primogenito della Nobile Casa Colombo, allora

per e per aderenze ragguardevole, e doviziosa. E questa similmente non trova autorità di antichi scrittori : per contrario l’Asia del Barros, tradotta da Alfonso Ulloa e dedicata l'anno 1562 al Duca di Mantova , Marchese in quei tempi del Monferrato , conferma chiaramente l'opinione quinta , che è l'universale, ed antica; e che in Genova riconosce l'origine, e la patria dello scopritore d'America. Le ragioni de' signori Colombo di Cuccaro si leggono in un libro stampato in Firenze nel 1808, ed in una dissertazione pubblicata negli atti della R. Accademia di Torino, vol. xxvii. I monumenti, e le argomentazioni de’Genovesi si veggono in Antonio Gallo, e negli Annali come anche nel Salterio del Giustiniani; nelle annotazioni di Giulio Salinero

a Cornelio Tacito; negli Annali del Casoni; nell' Elogio del Colombo stampato dal Bodoni , in un dotto ragionamento pubblicato da’signori Accademici Genovesi nel vol. 3. degli Atti di essa Accademia , nella mia opera dell'origine e della patria di Cristoforo Colombo, stampata nel 1819, nella vita sopraccennata scritta dal Cav. Bossi , nelle notizie della famiglia del Colombo raccolte dal Belloro , e fatte stampare in Genova dal Bar. Vernazza , Consigliere di S. M. e ristampate in Genova dal Frugoni. Premesse queste notizie entriamo nella storia ; ch'ella scritta con la dovuta chiarezza troncherà colla sua evidenza le contese de' contendenti.

CRISTOFORO COLOMBO nacque in Genova. Egli stesso ne fe' solenne dichiarazione, nel suo testamento del 1498, citato dal Salinero e dall’Herrera, ed ammesso come carta genuina da Baldassar Colombo di Cuccaro, non che dagli altri contendenti per l'eredità dell'Eroe; e finalmente pubblicato nella sua integrità dagli Accademici Genovesi, che in tal maniera fecero cessare tutte le obbjezioni pronunziate contro a quel documento, quando non se ne conosceva che una copia imperfetta, stampata nella Dissertazione del 1808. Ond'è, che i famosi giornalisti di Edimburgo (Review 1816) esaminate attentamente le opposizioni, e il testamento, secondo l'edizione migliore , conchiusero non doversi più dubitare di tal carta, quanto è della sua sincerità e integrità. Al testamento è conforme l'attestato di Ferdinando Colombo, che dichiara suo padre conterraneo di Mons. Agostino Giustiniani: il quale nacque senza dubbio in Genova nel 1470. Questo Prelato dottissimo ed incorrotto, certifica nel suo Salterio poliglotto la nascita di Cristoforo in detta città; e con esso lui si accordano e il Doge Fregoso, e gli storici gravissimi Gallo (x) e Senarega, con altri coetanei al Colombo. Avendo noi dunque la dichiarazione di Cristoforo, l'attestato di suo figlio, e degli storici contemporanei; sapendosi dagli atti della lite, che gli avvocati di Cuccaro dovettero ritrattare la temeraria proposizione, che l'Eroe nascesse nel Monferrato, con ragione il Cav. Bossi maravigliavasi di certo religioso, il quale non ebbe ribrezzo nel sec. xvi. di giurare, che lo Scopritor dell'America nacque precisamente nel Castello di Cuccaro (Vit. Col. facc. 48.)

Non è certo egualmente in qual parte della città sortisse i natali. Un rogito di Giovanni de Camerana fatto addi 3 Maggio 1311, del quale trovai l'estratto nel fogliazzo de' Notaj (Ms. Berio vol. 3, part. 2, fol. 22 ) ne fa conoscere che Giacomo Colombo lanajuolo figlio del q." Guglielmo abitava extra portam S. Andreae. Una convenzione pubblicata da’ Sigg. Accademici, e conchiusa nel 1489 ne ammaestra che Domenico Colombo possedeva una casa , con bottega, pozzo, e giardino nella contrada di Porta S. Andrea (in contrata portae S. Andreae); lo che tanto vale come l' extra portam, essendochè anticamente il cerchio delle mura di Genova si terminava al piano di S. Andrea; ove tuttora si vede l'arco della porta. Ma sappiamo similmente, che Domenico aveva una casa nel vicolo di Mulcento, datagli a livello da’ monaci di S. Stefano. In quale di queste due nascesse Cristoforo non si può decidere. Tuttavia, servando noi, che il vicolo di Mulcento dalla via di S. Andrea mette alla strada Giulia; e che l'una e l'altra delle case di Domenico si trovavano in quella parte di Genova che giace tra l'antico cerchio di S. Andrea e S. Domenico fino alla piazza di Ponticello, possiamo affermare con probabile fondamento, per non dire morale

certezza, che il Colombo vide la luce nell'indicata porzione della città; e verisimilmente nella Parrocchia di S. Stefano, come porta l'antica tradizione, confermata dal P. Ferrari nella Liguria trionfante, dallo Storico Casoni, e dall'erudito notajo Piaggio.

L'anno della nascita, per quello che ne ho scritto altrove, non si può stabilire che nel 1447, ovvero nel 1446. Il nome della madre fu Susanna, ciò constando dall'atto della convenzione citata quì sopra. Il Casoni le dà il cognome, tuttavia noto in Genova, di Fontanarossa, facendola natìa di Sauli (o Sori) villa della Riviera di Levante; dove gli antichi Colombo possedevano una casa , secondo che risulta dall'inventario de' beni del fu Oberto Colombo fatto da Bensevega di lui vedova e tutrice de' figliuoli minori, con atto del 1233 addì 9 gennajo. (Ms. Berio, Foliat. vol. I., fol. 108.)

Il nostro Eroe fu il primogenito dei maschj, e forse prese il nome di Cristoforo da un Colombo di tal nome, che vivea in Genová nel 1440, come trovo notato in certe notizie manoscritte cavate dalle schede del celebre Senator Federici. Il secondogenito si chiamò Bartolommeo; e Giacomo il terzo, che nelle Spagne fu appellato Diego. Ignoto è il nome della sorella maritata col pizzicagnolo Giacomo Bavarello.

Cristoforo ebbe una educazione, qual si poteva aspettare da un povero lanajuolo. Imparò leggere e scrivere, e i primi elementi del conteggiare : e scardassando la lana col fratello Bartolommeo passava nell'oscurità i suoi giorni. Noi non abbiamo ribrezzo di notare schiettamente qual fosse la condizione del Colombo; e a coloro che ce ne fanno un rimprovero , rispondiamo francamente col nobile Giulio Salinero: questo cardatore sarà un giorno sì chiaro e sì gran

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