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lazione autentica, o dalla voce degli spagnuoli che aveano navigato con Cristoforo, si esprime nella maniera seguente: « Fu uomo » di buona statura ragionevole, di sani e gagliardi membri, di buon

giudicio, d'alto ingegno, di gentile aspetto : aveva gli occhi vivi, » i capelli rossi, il naso aquilino, e la bocca un poco grande; e » sopra tutto era della giustizia amico; però iracondo quando si » sdegnava. » Questi caratteri, che comunicai allo scultore, ne diressero la mente e la mano; e il suo lavoro, abbia suo luogo il vero, riuscì degno di lode distinta; e già l'ottenne da'conoscitori dell'arte. E chiunque ha fior di senno, dopo veduta quella testa , che vive, e presenta i veri lineamenti , e le proporzioni dell'Eroe, rigetterà qualunque altro ritratto; e quello specialmente intagliato in legno, che si trova negli Elogj del Giovio, ove lo Scopritor dell'America è rappresentato con cappuccio e mozzetta, quasi fosse un religioso de Conventuali, o de' Romitani di S. Agostino.

Nel tronco di colonna che regge l'urna, nella quale è chiuso il MS., si vede, a lettere di bronzo dorato, la seguente iscrizione:

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Non mi stenderò a dimostrare l'esattezza di quanto si afferma in questa epigrafe da me scritta per onorevol commissione del Corpo

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Decurionale. Il Codice ha due parti; pergamena , e lettere in carta. Ne' documenti scritti in pergamena si vede che il Colombo era uomo nuovo; perchè ha bisogno di avere il privilegio del Don; perchè i Sovrani, anche dove il vogliono onorare, non accennano mai che egli fosse nobile; perchè nelle due Scritture, e nella Lettera alla Nutrice, egli stesso non osa mai ricordare l'antichità, lo splendore, e i feudi della sua famiglia; il che dovea fare per dimostrar in qualche maniera agli Spagnuoli, ch' egli non era uomo da meritare il loro disprezzo. Dunque il Colombo de' privilegj non può essere il primogenito dell'illustre Prosapia di Cuccaro, signora di varie castella nel Monferrato. Questa negazione porta seco l'affermativa, che sia di famiglia popolare genovese. Dunque il Colombo in questo Codice indica, fa conoscere, manifesta (aperit) qual sia la sua patria. Se anche volessimo concedere, per un capriccio, che si possa dubitare delle due Lettere, bastano le membrane a comprovare che Cristoforo non era di stirpe ricca ed illustre: e però in tal caso ancora egli aperit qual sia la sua Patria; perciocchè la gran contesa si è ristretta ne' due contrarj; o è di Cuccaro, e nobile; o è di Genova, e povero lanajuolo. Innoltre, Baldassarre Colombo a provar il suo intento, adduceva, che l'Eroe portava de' colombi nello stemma, come portavano i Colombo di Cuccaro; e dalla identità dell'arme conchiudeva l'identità della famiglia. Ora il Codice ne fa toccar con mano, che lo stemma proprio del Colombo era una sbarra d'azzurro in

campo d'oro. Ed è questo un altro particolare, che aperit la patria dell'Eroe.

Ma le varie parti del Codice sono talmente connesse, che da tal corrispondenza e legame reciproco, sempre indarno cercato nelle carte de' falsarj, riluce ad evidenza la sincerità delle lettere del Colombo. Che la parte del Codice (1) scritta sulla pergamena

sia

genuina, si ammette non meno da noi che da' nostri Avversarj. Questo Codice era in casa Oderico, come si ha dalle memorie genovesi; e come si argomenta dalla lettera di Filippo II. al Doge Ottaviano Oderico. Le due lettere autografe del Colombo sono scritte ad un Nicolò Oderigo; personaggio non finto, ma noto nelle Storie, come si può vedere nel libro I. del Casoni. Qual maraviglia che o Nicolò, o i suoi, unissero al Codice di Colombo, le due lettere da lui ricevute? Anzi, maraviglia sarebbe, se fatto non l'avessero. Il contenuto delle lettere è tale, che da se stesso manifesta la verità di ogni cosa. La data della prima, è del 21 marzo 1502, e in essa dice d'essere di partenza. Ora si

apra il Codice, e si troverà una lettera de' Monarchi di Spagna, de 14 marzo 1502, nella quale esortano il Navigatore ad affrettare, il più che fosse possibile, la sua partenza per l’America. Dice nella prefata lettera il Colombo, che i Sovrani gli promisero di dargli quanto gli spettava, e di mettere D. Diego suo figlio al possesso di tutte quelle cose, alle quali avea dritto, come primogenito. Ora si ascolti la lettera de' Monarchi dianzi citata:= Le grazie che vi abbiamo fatte, vi saran conservate interamente.... e comanderemo che vostro Figlio sia posto in possesso di tutto questo. =

(1) Scrive D. Ferdinando, cap. 64, che tornato il Colombo dal secondo viaggio, « i Re Cattolici » gli concessero molte grazie e provvisioni, non solo appartenenti ai suoi negozi e stato, ma ancora » al buon governo e provvedimento delle cose dell' Indie. » Questo passo dello Storico dimostra la natural divisione del nostro Codice in due parti, una riguardante Colombo, l'altra il paese da Lui scoperto; e però abbiam dato a questa collezione il titolo di Codice Diplomatico Colombo-Americano. Aggiungeremo che questo Codice tradotto in inglese è sotto il torchio in Londra presso i Sigg. Treüttel Wurtz. Avvertasi in fine, che la iscrizione del monumento si trova di già impressa nel vol. xxvn. della R. Accademia di Torino. Noi rendiamo grazie all' illustre Accademico, che l'onorò del titolo di elegante ; ma dobbiamo far noto al pubblico, che per colpa dell'amanuense, o dell'impressore, la stampa torinese non è in tutto conforme all' originale.

Simil confronto si potrebbe istituire riguardo alla seconda delle lettere scritte di mano dell'Eroe. La risposta del Magistrato di S. Giorgio è conforme agli Annali del Giustiniani, e del Casoni, e corrisponde pienamente al contenuto della lettera 2.d" di Cristoforo. Adunque, conchiudo, la risposta del Magistrato è relativa alla 2.da delle lettere autografe; questa alla prima; ambedue al Codice di pergamena , ed alla Casa Oderico; e una lettera spettante a Casa Oderico si trova nel principio del Codice. Tutto è dunque unità: tutto si appoggia alla tradizione, alla storia, alla critica.

Della mia traduzione non parlerò punto: dessa è letterale; e percid priva di ornamenti: ma nelle carte di gabinetto, e negli atti de' Notaj non si vuol cercare eleganza: ornari res ipsa negat. Il testo fu da me ricopiato fedelmente, anzi scrupolosamente dal Codice, fuorchè nella punteggiatura. “ Nel pubblicare le memorie antiche, diceva il Muratori, antich. ital., diss. 40, e massimamente se tratte da qualche singolar Codice, meglio è non discostarsi dalla lezione del MS. eccettochè negli errori grossolani de' copisti. ,,

Da quanto abbiam detto si può rilevare qual tesoro sia quello, che l'amplissimo Civico Magistrato di Genova vuol conservare in pubblico marmoreo monumento: tesoro fino ad ora sepolto tra la polve degli archivj, o agitato tra’pericoli delle private famiglie: tesoro, che racchiude la storia diplomatica della scoperta dell'America , e di Cristoforo Colombo; cioè del maggior avvenimento, che abbian veduto i secoli trascorsi; e di un Eroe, che onora sommamente Genova, l'Italia , l’Europa.

D. Gio: Butista Spotorno

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