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DG402

56
v. 15

Roma, Forzani e C. tip. del Senato.

COSTITUZIONE

DEL

Patrimonio di S. Pietro in Tuscia

NEL SECOLO XIV

UANDO la Chiesa romana, pei diritti che le erano stati concessi dagl' imperatori cristiani, e per le offerte che i fedeli non avean mai cessato di farle, ebbe acquistato ricchezza di beni stabili; distribui questi in parti, che chiamò patrimoni, come patrimonio nel tempo romano si era chiamata la sostanza particolare del principe, e li pose, col nome per lo più della regione nella quale erano situati, sotto l'amministrazione di rettori, che il papa nominava. E patrimonio in generale significò l'insieme dei possedimenti, che vennero nella potestà, anche politica, della Chiesa, o, come si diceva, di S. Pietro, perchè in S. Pietro la Chiesa stessa aveva la propria personificazione.

Patrimonio di S. Pietro venne, per tal maniera, ad essere tutto lo Stato ecclesiastico. Siccome però le varie parti di questo, oltre alla qualità comune di essere appartenenze della Chiesa, ne avevano poi talune speciali, dovute alla particolarità delle loro condizioni economiche, storiche, politiche od altre; cosi, accanto alla comune denomina

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zione, avevano anche nomi ciascuna a sè propri, in corrispondenza del proprio loro stato. Infatti, a tal proposito, fra le une provincie e le altre si nota una differenza: chè mentre quelle che si erano formate ad unità politica, innanzi di essere aggregate allo Stato della Chiesa, mantennero il nome che già avevano, come quel di Romagna, di marca d'Ancona, di ducato spoletano; altre invece, conseguendo la prima loro unità politica ed amministrativa nel tempo e pel fatto che vennero sotto la dominazione pontificia, ebbero in questo tempo e per questo fatto medesimo anche un primo nome lor proprio.

Cosi appunto fu di molte città della Toscana, che, venute, per varie vicende, l'una dopo l'altra, nel governo temporale dei papi, ne formarono la porzione giacente alla destra del Tevere, alla quale perciò, nella mancanza di nome speciale, fu conservato quello generale di Patrimonio di S. Pietro, aggiuntavi la determinazione in Tuscia, per significare la parte dello Stato formata soltanto dai possessi toscani.

Del Patrimonio di Tuscia si ha ben presto notizia. Sulla fine del secolo vi è menzionato, insieme ai Patrimoni di Sabina e dell'Appia, in una bolla di donazione fatta da Sergio I alla chiesa di S. Susanna (1): pel secolo VIII si legge negli atti pontificali che i papi Zaccaria ed Adriano I v'istituirono alcune domus cultae, vale a dire colonie, a scopo di bonificamento e di coltivazione (2). Non era però ancora una divisione amministrativa dello Stato, perchè come tale il Patrimonio di Tuscia non fu considerato che a tempo d'Innocenzo III, e non fu poi definitamente costituito, se non regnante Onorio III, il quale, nel 1227, dichiarava esservi compreso quanto va da Radicofani a Roma, quanto cioè giace, per approssi

(1) DE ROSSI, Bollet. arch. crist. ser. II, an. I, p. 93.
(2) Lib. pontif. Zach. n. 224, Adr. n. 55.

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