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corse tosto a Ragusa; fece precorrere e maneggi, e cabale le più insidiose, onde ridurre i patrizî, componenti la repubblica, ad abdicare il governo. Ciascuno di loro seppe resistere con fermezza, non meno alle insidie che alle minaccie. Allora domandò quel generale che si riunisse il senato (era il giorno 31 Gennaro 1808), fece circondare dalla guarnigione francese il palazzo del governo, puntò l'artiglieria delle fortezze contro la città, e quindi mandò nel senato alcuni uffiziali francesi, ed alcuni rivoluzionarî ragusei, per farvi leggere con insolenza un suo decreto, che dichiarava sciolto il governo aristocratico di Ragusa.

Restò Ragusa provvisoriamente sottomessa al regno d'Italia, ed oppressa dal giogo pesante di un governo composto in parte di alcuni Ragusei e Dalmati del partito francese, le di cui attribuzioni erano sostenute da un tale Domenico Garagnini da Traù, allora amministratore generale di Ragusa e Cattaro. Finalmente dopo la guerra coll' impero d'Austria dell'anno 1809, lo stato di Ragusa assieme con le Bocche di Cattaro, formava tutto una provincia nell' Illirio francese, senza che Ragusa fosse stata compresa nel decreto della formazione delle provincie illiriche nel trattato di Presburgo, con cui furono cedute le provincie dell' Illirio.

Ecco come a viva forza si sono impadroniti li Francesi del governo di Ragusa. Ecco come il senato ha sempre conservato il suo diritto al governo della repubblica, aspettando il momento in cui potrebbe nuovamente farlo valere.

Nel mese di Febbraio 1813 principiavano i Ragusei a concepire delle speranze sul ristabilimento della loro libertà. Di fatti le armi inglesi sbarcarono nell' isola di Lagosta,, appartenente allo stato di Ragusa, scacciarono la guarnigione francese, ed inalberarono la bandiera britannica; ma ridonarono agli abitanti di quella isola le antiche leggi di Ragusa,

Egualmente in Luglio 1813 le forze inglesi si impadronirono di altre tre isole dello stato di Ragusa, cioè: Giuppana, Mezzo e Calamotta, inalberandovi il paviglione britannico, ma facendo rivivere pure in quelle isole le antiche leggi di Ragusa. Quindi nei primi giorni del mese di Ottobre 1813 venne ad ancorare una piccola squadra britannica nelle acque di Ragusavecchia, avendo a bordo l'abate Brunazzi commissario imperiale austriaco.

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Il conte Biagio Bernardo di Caboga patrizio raguseo, da qualche giorno si era incontrato in alcune lance inglesi che incrociavano verso la rada di Breno, ed avendosi fatto conoscere nemico del governo francese (benchè fin allora avesse esercitato le funzioni di vice-console napoletano, sotto il regno di Gioacchino I) entrò in corrispondenza col comandante inglese, affinchè gli comunicasse le notizie della guerra.

Già varie volte gli inglesi avevano sbarcato a Ragusavecchia per pochi momenti, ma non ardivano trattenersi in quella posizione dominata dalla contrada di Canali che poteva mettere in armi numerose compagnie di guardia nazionale e di Panduri.

All' arrivo pertanto di quella flottiglia spedì il comandante inglese nascostamente all' istesso conte di Caboga, che dimorava a Rugusavecchia, un proclama segnato dal comandante delle forze britanniche di Terra Lowen, datato dall' isola di Mezzo il dì 10 Ottobre, e diretto ai popoli dello stato di Ragusa. ,Ecco (così era concepito) che a voi si avvicinano le bandiere austriache ed inglesi, per rendervi la vostra libertà ed indipendenza nazionale. Unitevi a noi per liberare la vostra patria dall' oppressione dei Francesi; sovvenitevi, o Ragusei, del vostro nome illustre, e combattete per voi stessi, come hanno fatto gli Spagnuoli ed i Russi per la libertà della patria....

In simile modo si esprimeva pure verso i Ragusei un proclama del maresciallo austriaco Hiller, diretto ai popoli dell' Illirio.

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Fattoci conoscere tale proclama, fece vela la squadra inglese, e si portò all' espugnazione delle Bocche di Cattaro, ove già i Montenegrini combattevano contro i Francesi, minacciando d'invadere la nostra limitrofa contrada di Canali.

Ormai si poteva con fondamento sperare che le armi inglesi ed austriache avrebbero appoggiati i nostri diritti al ristabilimento della repubblica. Allora il conte di Caboga

Conviene qui osservare, che in quell'epoca della celebre campagna di Russia del 1812, Gioacchino Murat, non volendo seguire l'ambiziosa risoluzione di Napoleone, determinossi di abbandonare l'armata francese, e, restituitosi appena nel suo regno di Napoli, entrò in lega cogli alleati sovrani che tutti d'accordo gli garantirono la corona di Napoli.

avendo messo a parte del segreto il marchese Francesco di Bona, intrapresero ambedue questi patrizî di animare l'uno gli abitanti di Ragusavecchia e l'altro le popolazioni di Canali, onde scuotere il giogo del governo francese, e con la protezione offertaci dall' Austria ed Inghilterra affine di ottenere il risorgimento della repubblica.

Conveniva superare il naturale timore del popolo che sempre è più forte sotto un tirannico governo. Conveniva bravare e schermirsi nello stesso tempo dalla vigilanza degli impiegati del governo a Ragusavecchia e Canali, conveniva esporsi decisamente a perdere la vita organizzando un' insurrezione nella contrada di Canali, ov' erano in armi la guardia nazionale ed i Panduri, che lo stipendio e la licenza tenevano attaccati al francese governo, ed ove circolavano in ogni luogo i giandarmi per usare particolare vigilanza ed incutere terrore.

Già dal giorno 29 di Settembre si era sparso un falso allarme per l'arrivo dei Montenegrini a Debeli-Brjeg, confine di Canali. Tutta quella popolazione cominciava abbandonare le proprie case, memore dei saccheggi, incendî e strage che nel 1806 aveva sofferte dall' incursione di quelle orde di selvaggi. Giovò anche questo timore per insinuare al popolo di Canali, che gl' Inglesi soli, già padroni delle Bocche di Cattaro, potrebbero contenere i Montenegrini.

Continua era quindi la trepidazione di quel popolo, e continui i maneggi del marchese di Bona che costantemente dimorava a Grudda per concertarsi con i Magud, Paglietak, Tvartcovich, Ban, Tarasc ed altri capi; quando nel giorno 18 di Ottobre si presentò appena un' occasione propizia allo scoppio della meditata rivoluzione.

Le bevande e l'abbondanza del cibo avevano già verso sera inebriato il capo di numeroso popolo, che per la sagra di S. Luca vi era concorso nei villaggi di Bacev- dô e di Radovcich. Si giudicò che quello fosse il momento favorevole. Tosto si cominciò a spargere un nuovo allarme; si grida che i Montenegrini erano giunti a Debeli-Brjeg; si grida:,all' armi, alla difesa o Canalesi'. Tutti da Bacev-dô e Radovcic corrono verso Debeli-Brjeg tirando continui colpi di fucile. Gli abitanti degli altri villaggi si scuotono a tal rumore, e si avviano essi pure verso Debeli-Brjeg, ove vedono correre una sì gran folla di gente.

I Panduri che si tenevano al confine col capitano Moretti o Baghegl, sono sorpresi da così improviso tumulto. Più di mille Canalesi, che colà erano sopraggiunti sono essi pure sorpresi di non trovarvi alcun Montenegrino. Ma quelli che erano a parte dell'immaginato strattagemma, cominciano a gridare che il popolo era stanco di così continui pericoli e timori, ch' era stanco di pesi enormi del governo francese, e che conveniva sottrarsi da questi e garantirsi da quelli. Esclamano essi: GI' Inglesi soli possono salvarci, e ci promettono di farlo. Si corra dagli Inglesi: il popolo risponde.

Senza perdere tempo venticinque Canalesi sono scelti; il capitano Moretti viene forzato a scrivere una lettera di sommissione per il comandante inglese, e quelli partono immediatamente verso le Bocche di Cattaro. Furono accolti a bordo della fregata inglese,La Baccante' e rispediti con una carta di sicurezza segnata dal comandante Hoste e dal capitano Lowen. Ivi era dichiarato che i Canalesi erano sotto la protezione delle Potenze Alleate per agire nella causa comune. Promisero pure ai Canalesi che avrebbero mandato della forza armata per garantire la contrada di Canali, e gli eccitarono finalmente a consegnarli i gendarmi francesi, che si trovavano nel convento di Canali. Ritornano i Canalesi a Debeli-Brjeg, e fanno leggere al capitano dei Panduri ciò ch'essi avevano conchiuso ed ottenuto dai comandanti inglesi. Impongono essi a quel capitano di partire immediatamente con i suoi Panduri; dismettono tutti i posti occupati dalla guardia nazionale; ma ebbero la generosità di prevenire i gendarmi francesi ed il colonello della guardia nazionale Pietro Papi che con loro si trovava, di partirsene tranquillamente da quella contrada. Di fatti il colonello Papi ricondusse immediatamente tutti i darmi a Ragusa.

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Non vi rimaneva più un ombra a Canali, nè di governo, nè di forza armata francese. Tutto era tranquillo; ma gli Inglesi non si vedevano venire a Canali, come l'avevano promesso. Già i Canalesi principiavano a perdersi di coraggio, e l'istesso marchese di Bona apprendeva il pericolo in cui si era seco loro gettato. Quattro giorni dopo il governo francese volle conoscere precisamente le intenzioni dei Canalesi, ed avendo saputo che nessun Inglese vi era colà arrivato, spedi nuovamente il colonnello Papi a Canali.

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Tosto egli diede l'ordine che siano rimessi in attività la guardia nazionale ed i Panduri; alcuni Canalesi obbedirono a queste disposizioni. Nello stesso tempo anche il governo civile diede l'ordine al sindaco di Plocizze di mettere in vendita alcuni effetti dei proprietarî di Canali per imborsarirsi della contribuzione fondiaria, e vi spedi delle copie di affissi per tale incanto in nome dell' imperator Napoleone.

Gli abitanti del comune di Plocizze non sanno più a qual partito attenersi, ed ancora vogliono sentire l'opinione del marchese di Bona. Egli sempre fermo nell' intrapresa già cominciata gli rappresenta vivamente il risentimento degli Inglesi, la vendetta che sarebbero capaci di prendere con la totale distruzione della contrada di Canali, se dopo di avere implorata la protezione delle potenze alleate avessero ardito i Canalesi di affiggere ancora il nome di Napoleone, e di permettere che per le proprietà di Canali gli si paghi più alcuna contribuzione. Il signor Bona dunque gli insinua di rendere informato il comandante inglese di questa nuova circostanza e di spedire ancora qualcuno appresso di lui per rappresentargli il pericolo a cui si vedevano ridotti.

Questo partito è abbracciato; tosto viene riunito a Grudda di Canali un club de' capi-Canalesi per concertare una nuova spedizione.

Si propone al signor Bona di andare egli stesso ad abboecarsi col comandante inglese alla testa della deputazione di Canali, per rappresentare i bisogni ed i voti di tutto quel popolo. Egli teme che i Francesci non scaglino il furore della loro vendetta sopra la sua famiglia, ch'era rimasta ancora nelle vicinanze della città di Ragusa, ed ha la debolezza di rifiutarsi. I Canalesi non si arrendono a queste ragioni. Noi siamo andati già una volta, dicono essi al signor Bona, ma inutilmente; noi non sappiamo farci capire, venite adunque, e noi chiederemo dal comandante inglese che voi siate nominato governatore di Canali. Il marchese di Bona si senti vivamente commosso da tanto attaccamento dei Canalesi; li ringraziò, e non seppe accettare; promise finalmente ch' egli avrebbe scritta una memoria al comandante inglese a nome del popolo di Canali, e nei termini ch'essi la desideravano. Con ogni dolce maniera riuscì a persuaderli, che ciò avrebbe bastato, e ch' eglino soli andassero a presentarla.

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